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Rita Levi Montalcini la centenaria

Che età ha una donna che compie cento anni? Rita Levi Montalcini ci insegna che bisogna relativizzare: probabilmente anche lei pensa che ciò che conta è sapere di vivere nel 2009. Si può avere un anno, quaranta, cento, l’importante è “come” si impiega la vita. Certo, non tutti hanno in testa le sinapsi di Rita; ma lei è una donna che, ben consapevole dell’intelligenza che si ritrova e che l’ha portata al Nobel, nelle interviste con cui l’hanno perseguitata in vista del suo eccitante compleanno, cerca di testimoniare che vale la pena di vivere non per misurare il quoziente intellettivo, ma per capire che la vita è quello che è, ma, più o meno lunga che sia, vale per l’eredità di affetti, di attività, di studio e delle piccole trasformazioni del mondo che lasciamo.
Certo, Rita lascia una grande impronta nel campo delle scienze. Ma si tratta di competenze che non sono di tutti. Per questo è giusto dire anche quello che non sta nel Nobel, ma costituisce una grande lezione per donne (e uomini). L’ho sentita reagire con superiorità orgogliosa solo una volta - di solito parla da prof anche se con franca modestia - ad un convegno in cui una giornalista inopportunamente le chiese se non sentiva disagio per non avere avuto dei figli: “Ma tutti sono miei figli”. Si è raccontato molte volte che, quando negli Usa le chiesero se era accompagnata dal marito, lei rispose “I am my husband”, sono io mio marito... Una donna che da ragazza ha avuto contro il padre, che l’avrebbe preferita non studiosa, e che non accettò mai la sottomissione della madre. Donna che “sa” che si lotta il doppio in tutto quando si nasce femmina.
Non ha mai perso l’occasione di ribadire la sua femminilità, dal vestire abiti fuori da mode e tempi, ma certamente non stile giacca e cravatta, fino al numero di ricercatrici presenti nel suo istituto e all’assegnazione delle sue risorse alla fondazione per gli studi di ragazze africane destinate a realizzare professioni e ricerche nel paese d’origine (lo scorso anno ha registrato 6.700 borse di studio). E oggi - spot pubblicitario! - ha curato la pubblicazione di “Le nostre antenate”, biografie di scienziate destinate alle ragazzine delle nostre scuole, perché imparino a contare sulla propria intelligenza e a non immaginarsi veline.
Non ha scoperto solo il fattore di crescita nervoso: consegna il valore della “galassia/mente” a ciascuno e ciascuna di noi, che ce ne curiamo ancora poco. Auguri, Rita! E continuiamo come lei...
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