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Giorni e notti 02/03 Feb./Mar. 2009

Ai desaparecidos

Ellas danzan con los desaparecidos
Ellas danzan con los muertos
Ellas danzan con amores invisibles
Ellas danzan con silenciosa angustia
Danzan con sus pardres
Danzan con sus hijos
Danzan con sus esposos
Ellas danzan solas
Danzan solas

È il recitativo in castigliano contenuto in “They dance alone”, la canzone a ritmo di “cueca” che oltre vent’anni fa Sting dedicò ai desaparecidos cileni e argentini.

C’è un bel video su YouTube, di qualità scarsa ma di grande impatto emotivo: Sting canta con Peter Gabriel e poi balla con alcune della Madri di Plaza de Mayo. Immaginate (ma potete anche procurarvela, piratando come si conviene) la musicalità dolorante di questi versi in una delle lingue più conturbanti del mondo. Con dietro la malinconia inevitabile di Sting.
Dedico le parole di questa danza con amori invisibili a un uomo piccolo piccolo che considera il mondo un parterre da avanspettacolo in attesa delle sue battute di pessimo gusto o, come hanno recentemente detto con più finezza i media francesi, di “humour deplacé”, che si è permesso di scherzare su avvenimenti cui si può tributare solo un silenzioso raccoglimento. Ma che dire, perfino il tempo degli stupori è finito; il principe dei guitti ha scherzato perfino sulla Shoa.

Abolire la pena di morte

Dove non poté la civiltà, forse riuscirà l’attenzione ai bilanci nel perdurare della crisi economica che attanaglia il pianeta.
Alcuni Stati federali Usa stanno valutando se abolire la pena di morte perchè costa troppo. La pena capitale viene applicata in 36 dei 50 Stati Usa ed è ampiamente appoggiata dall’opinione pubblica. Ma in Stati come il Montana, il Kansas, il New Mexico e il Maryland c’è chi comincia a pensare seriamente di abolirla per contribuire al risanamento dei bilanci. Gli Stati più interessati sono quelli in cui sono state realizzate poche esecuzioni negli ultimi trent’anni; i risparmi potrebbero essere notevoli.
Nel Kansas, dove è stata eseguita una singola esecuzione dal 1976, ci sono 9 persone in attesa d’esecuzione; e gli attivisti del Death Penalty Information Center hanno calcolato che il costo di un detenuto nel braccio della morte è il 70 per cento superiore rispetto a quello in una cella normale, poiché richiede attrezzature, sorveglianze e assistenza legale molto più costose. Ecco perchè, fatti i conti, una senatrice repubblicana dello Stato, Caroline McGinn, ha già presentato una legge per proibire la pena di morte a partire da luglio 2009.
Ora il quesito è: qual è il punto di break even, ovvero il numero di condannati a morte che permette di ammortizzare le spese di impianto e manutenzione e quindi giustifica il mantenimento della barbarie?
Si apre un nuovo interessante capitolo di economia aziendale.

“Ministro Tremonti 1”

Una attuale patologia del sistema è: “La possibilità di sviluppare attività economiche e finanziarie (il nuovo capitalismo emergente e performante) fuori dalle giurisdizioni ordinarie. È stato detto che questo tipo di evoluzione degenerativa del capitalismo è dovuto alla cosiddetta deregulation. In parte è stato così. In effetti negli Stati Uniti nel 1995, nel 1997, nel 1999 e ancora nel 2000, sono stati formalizzati provvedimenti legislativi assolutamente orientati nel senso della deregulation finanziaria. (…) La struttura geopolitica che si è aperta nel mondo ha in specie consentito di «fare shopping » di legislazione, di sviluppare attività non solo in aree caratterizzate da una giurisdizione ordinaria vera — vera perché congiuntamente formale e sostanziale — ma anche in aree che formalmente erano organizzate come giurisdizioni, ma sostanzialmente erano (e sono) aree nelle quali l’unica regola è quella di non avere regole. Ed è così che una quota importante del capitalismo è entrata, più che nello schema della deregulation, nel regno dell’anomia”.
Lo aveva già detto George Soros (che notoriamente non è socio e sodale di Muhammad Yunus) almeno dieci anni fa, ma è interessante la scelta terminologica del ministro: “anomia” è un termine coniato dal sociologo francese Emile Durkheim in occasione dei suoi studi sul suicidio (1897).
Poiché per Durkheim le regole morali vengono sempre codificate in leggi, l’anomia non si configura solo come mancanza di norme sociali, ma soprattutto come mancanza di regolazione morale.
Per Durkheim lo stato di anomia definirebbe, in sostanza, una caratteristica del sistema culturale di riferimento (norme, valori e tradizioni), in cui l’individuo si trova inserito e non la reazione a questo, quasi che l’anomia rappresentasse in Durkheim l’antitesi della solidarietà sociale. Da una parte la rappresentazione di un gruppo, dall’altra, con lo stato di anomia, il suo disintegrarsi.
Insomma, l’attuale sistema finanziario globale è afflitto da manie suicide? Forse il ministro voleva dire “anarchia”, ma se non è un lapsus (linguae) è un gran bel lapsus (freudiano).

“Ministro Tremonti 2”

“Il capitalismo, e dentro il capitalismo lo strumento principe della società per azioni, si basano tra l’altro sul criterio della partita doppia. E questo è, come dire, un tributo che va pagato a un antico francescano, a fra’ Luca Pacioli. “Il criterio della partita doppia si organizza fondamentalmente e essenzialmente sulla distinzione tra conto patrimoniale e conto economico. Non esiste l’uno senza l’altro e non esiste l’altro senza l’uno. Diversamente, l’ultimo capitalismo si è liberato dal vincolo della partita doppia. Si è spostato solo sul conto economico, abbandonando la base del conto patrimoniale. Questo non è stato solo un passaggio contabile, è stato soprattutto un passaggio politico e morale. Il conto patrimoniale è infatti il mondo dei valori. Il conto economico è invece il mondo dei prezzi. Il conto patrimoniale è un mondo in cui vedi la struttura, la storia, l’origine, il presente e il futuro di una società, e anche la sua missione industriale e morale. Il conto economico è invece un’altra cosa. Se tutto il capitalismo vira sul conto economico e cessa di essere orientato nella logica della lunga durata, come è invece tipico e proprio del conto patrimoniale, se diventa corto e breve, perché così è la logica del conto economico, se non conta più la durata della società, ma l’anno sociale, questo a sua volta diviso in semestri, in trimestri, in fixing giornalieri, allora è chiaro che quasi tutto cambia”.
È bello e sconsolante che un liberista di lungo corso come Tremonti si accorga adesso della degenerazione etica prima ancora che operativa delle regine incontrastate del capitalismo liberista.
Fra’ Luca, detto anche Paciolo, sarà contento di sapere che dopo cinquecento anni il suo “Tractatus de computis et scripturis” non viene più considerato solo un testo tecnico ma come l’impianto di un sistema di contabilità industriale basato sull’assunto etico che il bene assoluto del valore deve quanto meno contemperare il bene relativo del prezzo. Forse non è mai troppo tardi.

 “Ministro Tremonti 3”

“È più o meno come essere dentro un videogame. Quando sei in un videogame, ti trovi davanti un mostro: affronti il mostro, lo sconfiggi e passi al livello successivo. Ma, dopo la vittoria, proprio quando stai cercando di rilassarti, arriva un altro mostro, più grande del precedente. Oggi ci sono sette mostri: il primo mostro era la crisi dei subprime, ed è stato gestito; il secondo era il collasso del mercato del credito; il terzo era la bancarotta delle maggiori istituzioni bancarie; il quarto era il collasso delle Borse. Ora, nascosti dietro l’angolo, ci sono il quinto mostro (le carte di credito), il sesto (le possibili bancarotte di società, prodotte dalle difficoltà di classamento dei loro corporate bond) e il settimo: i derivati, simbolo della finanza deviata. I derivati nel loro crescente importo sono 12,5 volte il Pil del pianeta. L’importo netto è stimato inferiore, tra i 50 e i 25 trilioni di dollari (il Piano Obama è atteso per meno di 1 trilione!). E tuttavia, lordo o netto che sia l’importo, quello generato dai derivati è un diffuso, indecifrabile, pervasivo rischio di controparte, tale da configurare quello che si definisce come «rischio incalcolabile»”.
Siamo alla tempesta perfetta. Ma non era durante il suo regno precedente che si era diffusa la religione della “finanza creativa”? Quando gli enti pubblici, regioni, province e comuni erano incoraggiati a usare i derivati come strumenti innovativi della finanza locale? Mi torna in mente la battuta beffarda e amara di un anonimo operatore finanziario di poco tempo fa: “I derivati? Sono prodotti inventati da qualcuno che la settimana dopo non ci capisce più niente”.
Quello che mi stupisce è il silenzio del ministro Brunetta, teoricamente liberista più devoto e ortodosso di Tremonti, un po’ afasico davanti a questa metastasi infiltrata nel mercato. Ma già lui deve occuparsi di tornelli e di denigrazione dei dipendenti pubblici.

Venezia

La Municipalità di Venezia, e per essa il Sindaco Cacciari, stavano per concludere un affare abbastanza ghiotto con la Coca-Cola. Sessanta distributori di bollicine sparsi per le calli in cambio di due milioni e mezzo di euro, più una percentuale sulle vendite. Ora come ora la procedura si è un po’ inceppata, ci sarà un gara e via così.
Tuttavia la mia anima, che resta irrefrenabilmente quella di un contabile, si chiede: quale business giustifica investire più di quarantaseimila euro (al netto delle percentuali) su un singolo distributore di bibita gassata, sia pure la più famosa al mondo? Ai posteri dei Dogi l’ardua sentenza. La Venezia di Hugo Pratt sembra a distanza di anni luce, come la morte di quel sole che un telescopio spaziale ha catturato a dodici miliardi di anni dalla sua esplosione. Che spazio c’è per i nostri anniversari, persi nel pulviscolo dell’universo?
Scusatemi, è la solita depressione post carnevalesca, o forse una nuova post ricovero per embolia polmonare. A presto, buona Primavera a tutti.

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