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Adeschiamo i diritti

Manifestazione contro la legge Carfagna

a cura di Marco Bufo e Cristiana Bianucci (Associazione On the Road)

Sfidando la pioggia e l’allarme alluvione, centinaia di persone si sono presentate in piazza per assistere agli spettacoli in scaletta e per ascoltare gli interventi degli operatori, delle sexworkers e dei pochissimi politici presenti.

Un disegno di legge sulla prostituzione inefficace e ipocrita e una protesta gioiosa e colorata. Sono la causa e l’effetto della manifestazione di sabato 13 dicembre 2008, quando sexworkers (NdR: lavoratrici del sesso) e operatori delle associazioni che si occupano di prostituzione e tratta degli esseri umani si sono dati appuntamento in piazza Farnese a Roma per dire no a un modo semplicistico di affrontare un problema complesso. Criminalizzare le persone che si prostituiscono in strada, che spesso sono vittime della tratta di esseri umani, vittime di sfruttamento, o in altri casi sono persone in difficoltà, discriminate e che non hanno alternative, è inaccettabile per chi intenda operare tenendo fermi i principi di uno Stato di diritto. E la manifestazione del 13 dicembre scorso ha voluto richiamare proprio questa prioritaria convinzione fin dal titolo che si è data: “Adeschiamo i diritti”.
Sfidando la pioggia e l’allarme alluvione, centinaia di persone si sono presentate in piazza per assistere agli spettacoli in scaletta e per ascoltare gli interventi degli operatori, delle sexworkers e dei pochissimi politici presenti.
Interventi estemporanei
La manifestazione è stata l’ultimo di una serie d’interventi che le associazioni del settore hanno promosso dalla presentazione del ddl in poi, per spiegare le ragioni della propria contrarietà e proporre soluzioni alternative, sperimentate efficacemente in ambito locale e oggi messe a rischio dagli interventi semplicistici ed estemporanei che molti sindaci stanno attuando attraverso ordinanze che ricalcano lo spirito del ddl Carfagna.
Ma cosa propone la giovane ministra? Semplicemente, la Carfagna vieta la prostituzione in “luoghi pubblici o aperti al pubblico”. E la costringe a spostarsi in luoghi chiusi, a nascondersi per non incorrere in sanzioni.
Di fatto si tratta di un maldestro tentativo per nascondere il problema, cercando di farvi fronte con la sola preoccupazione del “decoro urbano”, senza tentare di capire la complessità del fenomeno e tanto meno cercare soluzioni. Forse volendo, invece, muovere il primo passo verso un rassicurante ritorno al passato? Non propone di più e non convince la giovane ministra che dice di aver orrore di chi vende il proprio corpo.
In modo ipocrita
Fin dal luglio scorso, le associazioni del settore hanno sottoscritto e inviato al governo un documento congiunto intitolato “Prostituzione e Tratta, Diritti e Cittadinanza – Le proposte di chi opera sul campo” per dire no a un modo ipocrita e pericoloso di affrontare il problema.
Ipocrita perché sostiene di voler lottare contro lo sfruttamento, ma si propone soltanto di fare pulizia nelle strade, senza dire una sola parola sulla prostituzione nei luoghi chiusi.
Soprattutto, però, pericoloso perché di fatto riporta la prostituzione in ambiti poco visibili e di difficile accesso per gli operatori che fino ad oggi hanno cercato di lavorare sul versante della lotta allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani che spesso sta dietro al fenomeno.
Era dunque urgente segnalare, attraverso la manifestazione, che il ddl è controproducente perché, penalizzando chi si prostituisce, colpisce donne e minori vittime di sfruttamento. Non considera che chi si prostituisce, anche per libera scelta, in genere non commette reati, ma ne subisce e non tiene conto del fatto che, già oggi, la violenza, lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù sono ampiamente praticati nei luoghi dove viene esercitata la prostituzione al chiuso. Spingere ancora di più questo fenomeno verso luoghi chiusi significa poi rendere le donne sfruttate irraggiungibili dagli operatori sociali e dalle stesse forze dell’ordine.
Per un governo che ha fatto della sicurezza una bandiera, inoltre, appare quantomeno contraddittorio proporre un provvedimento che, come accadrebbe applicando il ddl Carfagna, sottrae risorse alle forze dell’ordine e congestiona ancor di più l’attività degli uffici giudiziari, costretti a contrastare singole prostitute e clienti invece di concentrarsi contro i circuiti criminali dello sfruttamento.
Le proposte alternative

Proposte alternative? Almeno dodici, come si evince dal documento inviato al governo, promosso da Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Coop. Sociale Dedalus, Save the Children e sottoscritto da altri 116 enti pubblici e no profit, impegnati nelle politiche e negli interventi sulla tratta (per leggere il documento completo: http://www.ontheroadonlus.it/images/stories/DocProsTratta31luglio08.pdf).
Quelle da sottolineare come particolarmente importanti sono le seguenti:

  • impegnare le forze dell’ordine e gli apparati giudiziari nel contrasto alle reti criminali, potenziandone l’azione ed evitando perciò di usare il diritto penale contro prostitute e clienti;
  • formare le forze dell’ordine a riconoscere le persone sfruttate e ridotte in schiavitù;
  • attivare, dove i cittadini manifestano disagio per la presenza della prostituzione, azioni di mediazione sociale che, coordinate dagli Enti locali e condotte dalle associazioni, permettano di affrontare i motivi dei conflitti e di trovare soluzioni ragionevoli e soddisfacenti per tutti i soggetti coinvolti;
  • prevedere opportunità alternative; sostegno sociale e inserimento lavorativo per chi vuole abbandonare la prostituzione;
  • offrire reale tutela alle vittime di tratta e di sfruttamento, garantendo loro il pieno accesso all’assistenza e al permesso di soggiorno come sancito dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione e dalla legge 228/2003 contro la tratta di persone, oggi non sempre applicati correttamente.

I promotori hanno chiesto al governo di aprire un tavolo in cui siano rappresentati tutti i soggetti più autorevoli nel campo della prostituzione e della tratta, con l’obiettivo di ripensare norme e politiche alla luce di quanto è stato compreso grazie agli studi più prestigiosi e alle esperienze più significative, rinunciando così a pericolose e inutili scorciatoie demagogiche. Ad oggi tale richiesta è rimasta inascoltata.

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