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Straniero senza esistere

Cleophas Adrien Dioma

Il cielo è blu. Silenzio, il tempo sembra fermo. Camminare su queste strade mi porta alla domanda: chi sono, dove vado? Le strade sono sempre le stesse. Sentire i canti degli uccelli. Non riesco più a scrivere. Hanno picchiato un ragazzo di colore. È del Ghana, dicono. Riconosco il suo viso. Non lo conosco, ma la sua storia mi appartiene. La sua vita fa parte di quello che sono. Straniero, essere senza essere. Una doppia assenza. Né di qui, né di lì. Di nessuna parte. Si chiama Emmanuel. Un ragazzo normale. Senza storia, a parte quella storia. Essere pestato per poter esistere. Qualcuno dice che se fosse stato un bianco non ci sarebbe stato così tanto rumore. Nessuno ne parlerebbe. Questi stranieri che approfittano anche delle loro disgrazie. Poteva stare zitto, non denunciare. Poteva non dire niente. Le parole qualche volta non servono. Questa è la sua città. Questa è la sua realtà. Questo è il suo presente.
Hanno pestato un ragazzo di colore. Subito la manifestazione. Hasta la vittoria, siempre. Lotta continua, bandiere e assessori in piazza. La sinistra contro la destra. La destra contro se stessa. È strano, mi chiedo dove erano prima. Qual è la finalità di tutto questo? La storia, la strada? E noi? Possiamo pensare di poter partecipare? Partecipare e non essere solo ospiti, stranieri, extracomunitari? Partecipare.
Ho seguito il dibattito scaturito dalla battuta del Presidente del consiglio: “Obama giovane, bello, abbronzato”. Come se fosse stato quello il problema. Come se alla fine la nostra situazione, quello che viviamo nel quotidiano, non sia così tanto importante. Come se veramente qualcuno, sia a sinistra sia a destra, si sia veramente preoccupato di un discorso così importante come quello del razzismo in Italia.
Movimenti antirazzisti, lotta, manifestazioni, e poi? Dove sono le proposte? Dove è stato l’incontro tra le diverse realtà associative e gli immigrati? Chi si è fermato ad ascoltare quello che vogliamo, quello che pensiamo, qual è la nostra storia? Si può veramente lottare senza sapere? Io credo che si debba partire dalle storie delle persone, dalla loro voce, dalle loro preoccupazioni, che si debba uscire dal discorso politico per entrare nella politica partecipata. Dobbiamo esistere per poter partecipare. Qualcuno mi ha detto che se Obama si fosse candidato in un paese africano, non sarebbe andato da nessuna parte. Può essere vero. E se si fosse candidato in Italia?
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