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Ludmila, la segretaria

Michele Zanzucchi

Nalcik. Ho appuntamento alla moschea con Ali Alievich, aiuto del muftì in questi giorni negli Stati Uniti «ospite di Bush», come mi specifica, e con una donna volitiva e intelligente, Ludmila, già segretaria della Direzione spirituale dei musulmani di Cabardino-Balcaria. È presente una seconda donna, Galina, che anche se pare una anziana contadina senza cultura, lavora ad una traduzione del Corano e a una sua classificazione tematica. È venerdì, e alla moschea arriviamo mentre i fedeli sciamano verso le loro case. Saranno un migliaio, uomini in jeans e maglietta e donne col velo, spesso solo col foulard. C’è un’aria semplice e dimessa, senza grandi strepiti: il muezzin qui non diffonde la sua voce con gli altoparlanti dall’alto dei due minareti slanciati della moderna moschea, edificata su progetto di un giovane architetto locale musulmano. L’edificio è il centro dell’Islam “ufficiale”, quello che ha stretti legami col potere politico. Da qui, evidentemente, non uscirà una sola parola di critica al governo dello Stato caucasico.
Chiedo a Ludmila di presentarmi la sua comunità. Niente statistiche, qui non esistono: «Prima ci riunivamo in un garage, oggi invece abbiamo finalmente un nostro luogo di preghiera che sia “degno”. Qui, ogni venerdì, ci riuniamo in un migliaio di fedeli, e nelle altre moschee giungono alcune migliaia di musulmani. L’Islam è la religione tradizionale della Cabardino-Balcaria. Durante il periodo sovietico l’Islam è stato dimenticato e la tradizione religiosa si è affievolita: chiese e moschee sono state chiuse e nelle scuole si insegnava l’ateismo. I problemi etnici nella regione del Caucaso settentrionale in ogni caso non hanno una rilevanza religiosa, se non perché certi politici o affaristi hanno tutto l’interesse a mettere gli uni contro gli altri, musulmani contro altri musulmani. In realtà la religione islamica non ha e non deve avere nemici». Fondamentalismi islamici? «Anche qui – ammette – spira il vento wahhabita, e certi politici lo sfruttano per metterci gli uni contro gli altri, come in occasione degli attentati del 13 ottobre 2005. Per contrastare questa tendenza wahhabita, seguiamo la sola via percorribile per una religione, cioè quella dell’educazione. Il wahhabismo cresce sull’ignoranza della gente sulle cose di religione. Cerchiamo qui in moschea, ma anche nelle scuole e nelle università, di predicare il vero Islam della pace e della misericordia. E poi pubblichiamo libri e giornali, ed abbiamo un nostro sito web».
Ludmila ha l’aria dolce ma decisa: «L’Islam è tollerante e pacifico, e perciò il terrorismo è contrario ai fondamenti dell’Islam. È sbagliato dire che essi sono fondamentalisti: sono esattamente il contrario, perché si allontanano pienamente dall’Islam vero e proprio». Come viene considerata la donna da queste parti? La mia interlocutrice si lancia in una lunga e dotta spiegazione sul ruolo della donna nel Corano e nella storia del Profeta. Parole che mi sembra di avere udito, tali e quali, un po’ in tutto il mondo musulmano, soprattutto quello arabo, che qui ha legami anche geografici. Solo alla fine riesco ad avere una sua ammissione: «Sì, certe tradizioni cabarde e balcare vogliono che la donna sia al pari dell’uomo e che non debba restare rinchiusa in casa. Queste tradizioni sono corrispondenti pienamente al volere del Profeta. Quindi non accettiamo imposizioni di tradizioni islamiche che siano estranee alle nostre tendenze». Ci sono pochissime ragazze col velo in città e anche nelle campagne… «Questo è vero, ma dipende molto dal fatto che i datori di lavoro non accettano donne velate. È così anche per i direttori delle scuole. Oggi non conviene mostrarsi “troppo” musulmani». Problemi tra musulmani cabardi e musulmani balcari? «In moschea – risponde la donna – non c’è nessun contrasto, non viene chiesto a nessuno di che etnia sia. Nella nostra repubblica dicono che vi siano rappresentate un centinaio di etnie diverse! C’è uguaglianza tra di noi, come voleva il Profeta».
Conclusione sui rapporti tra cristiani e musulmani: «Non abbiamo nessun problema qui in Cabardino-Balcaria – risponde la mia interlocutrice – andiamo certamente d’accordo. Lavoriamo assieme in vari organismi per risolvere i problemi della gente, come alcolismo, droga, disoccupazione, salute. Le differenze non ci impediscono di cooperare». E conclude col classico fervorino musulmano, quasi un ritornello: «Collaboriamo, ma sappiamo che prima o poi voi cristiani, e anche gli ebrei, come dice il Corano, capirete che la vera religione è quella del Profeta». Altri discorsi stereotipi.
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