Approfondimenti
Serena Vezzini
Nelle immagini satellitari la Terra appare quasi interamente coperta d’acqua: i 2/3 della sua superficie corrispondono infatti a mari ed oceani. Ma all’alba del XXI secolo per la prima volta tutti, non solo un pugno di ecologisti catastrofisti, ma anche gli esperti del settore come fisici, geologi, membri delle organizzazioni internazionali e addirittura i “potenti” manager delle grandi multinazionali, concordano nell’affermare che il pianeta sta attraversando una fase di acuto stress idrico. La crisi idrica ha raggiunto livelli preoccupanti e drammatici. Ecco perchè il 2008 è stato proclamato “Anno internazionale delle condizioni ignienico-sanitarie”, il decennio compreso tra il 2005 e 2015 è stato interamente dedicato all’acqua: “Acqua per la Vita” e, come ulteriore risultato di conferenze e summit, finalmente è stata istituita la Giornata Mondiale dell’Acqua: il 22 marzo di ogni anno. L’interesse internazionale per l’acqua non è un fenomeno recente, ad esempio l’Assemblea delle Nazioni Unite aveva già proclamato gli anni ‘80 “Decennio internazionale dell’acqua potabile e dei servizi igienici”. Eppure di questo susseguirsi di congressi, conferenze e summit, che vedono sfilare un elegante schiera di cravatte e qualche rara gonnella (ma per quello c’è già l’8 marzo), oggi non rimane che una manciata sempre più precisa di cifre da brivido.La quantità di acqua dolce è di circa 36 milioni di chilometri cubi, ma l’uomo può solo fare affidamento sui circa 34mila chilometri cubi di pioggia annuale. La pioggia e la neve infatti, sono considerate l’unica acqua disponibile perché, anche se utilizzata, non inciderebbe sulle riserve idriche planetarie. Il ciclo idrologico è un processo che consiste nella circolazione dell’acqua tra l’atmosfera, la terra, le acque superficiali, le acque sotterranee e gli organismi. Questi continui scambi di massa idrica avvengono grazie all’evaporazione dell’acqua dalla superficie terrestre all’atmosfera: qui il vapore acqueo si condensa e sucessivamente cade sotto forma di precipitazioni. L’acqua che cade può essere intrappolata dalla vegetazione, cadere direttamente nel mare, essere assorbita dalla terra e immagazzinata in falde acquifere sotterranee o scorrere sulla terra verso il mare. Ma l’uomo contemporaneo ha abusato della terra compromettendo la capacità di assorbire, ricevere e immagazzinare l’acqua: quindi alterando il ciclo idrologico.
Il Programma dell’Onu per l’Ambiente ha calcolato che all’inizio degli anni ‘80 la disponibilità di acqua potabile pro capite era di 9000 metri cubi all’anno. Con il nuovo millennio la cifra è scesa a 7800 metri cubi e prima del 2020 questo numero si abbasserà ulteriormente a 5100 metri cubi. Nel 1998 i paesi afflitti da problemi idrici o scarsità d’acqua erano 28, ma si stima che entro il 2025 questa cifra dovrebbe crescere a 56. La progressiva estensione dello stress idrico è dovuta a molteplici fattori: aumento demografico, urbanizzazione, inquinamento, abuso dei consumi, disboscamento, attività minerarie, costruzioni di dighe, cementificazione e così via. L’azione congiunta di questi fenomeni ha un effetto devastante che sta letteralmente divorando le risorse planetarie d’acqua.
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