Uruguay: le lotte popolari per l’acqua
Martha Cunetti (Red Vida)
Una lotta popolare durata 12 anni. Fino a quando, nel 2004, l’acqua è stata riconosciuta come diritto di tutti. In approvazione una legge di regolamentazione in parlamento.
L’Uruguay è un paese pieno d’acqua: il bacino del Rio de la Plata, il secondo del continente per portata ed uno dei più estesi del mondo, interessa buona parte del territorio uruguaiano. Il sistema acquifero sotterraneo Guaraní, la maggiore riserva d’acqua sotterranea potenzialmente disponibile per uso umano, con un volume di 1.200.000 km di acqua, corrisponde ad un’area considerevole della nazione, senza contare altri bacini idrografici minori e lagune. Anche l’Uruguay ha compiuto un percorso importante verso il riconoscimento del diritto all’acqua. Un cammino di lotta e mobilitazione che ha avuto inizio nel 1992, in concomitanza con l’avvio della privatizzazione dell’acqua nel comune di Maldonado. L’impresa che ha avuto la prima concessione, ‘Aguas de la Costa’, ha provocato gravi danni ambientali. La seconda società, ‘Uragua’, ha commesso diverse irregolarità, come la cattiva potabilizzazione dell’acqua, la desertificazione della Laguna Bianca di Maldonado, diverse inadempienze a livello di pagamenti del canone che l’impresa deve allo Stato. Per dare un quadro completo della situazione, è importante sottolineare che il servizio statale di fornitura dell’acqua potabile (Ose – Opera sanitaria dello Stato) è di ottima qualità. La politica dell’Ose è quella di utilizzare il cosidetto “sussidio incrociato”. L’applicazione, cioè, di tariffe differenti per i grandi consumatori e per il servizio pubblico, con la garanzia dell’accesso alle persone meno abbienti.Nel 2002, il gioverno urugaiano ha firmato una Carta con il Fondo monetario internazionale che facilitava l’investimento del settore privato nell’acqua. Di fronte a ciò, la società civile ha studiato la possibilità di un plebiscito per riformare la gestione della risorsa idrica, da presentare alle elezioni nazionali del 2004. Nel 2002 è nata dunque la Cndav (Commissione nazionale per la difesa dell’acqua e della vita). I principi fondamentali su cui si basa sono:
- difendere l’acqua com risorsa naturale e vitale per soddisfare le necessità umane di alimentazione, igiene, salute e sanità;
- promuovere l’approvvigionamento e la gestione dell’acqua ispirati ad un’impostazione basata sulla partecipazione della società, degli utenti, dei responsabili a tutti i livelli;
fare in modo che il servizio di fornitura ed erogazione dell’acqua potabile sia prestato direttamente dallo Stato, anteponendo le ragioni sociali a quelle di ordine economico;
- dare impulso all’applicazione di uan strategia realista per soddisfare le necessità di disponibilità d’acqua attuali e future;
- promuovere la protezione della vita, la salute e la sicurezza;
- considerare l’acqua come un diritto umano fondamentale. Utilizzano l’acqua tutti gli esseri che vivono sulla Terra.
Anche grazie al lavoro di questa Commissione, nel 2004 abbiamo ottenuto una riforma costituzionale che riconosce il diritto all’acqua e alla quale ha fatto seguito l’elaborazione di una legge di regolamentazione che è in approvazione al Parlamento. Nello specifico, l’articolo 1 della nuova Carta costituzionale afferma che “l’acqua è una risorsa naturale essenziale per la vita” e l’accesso alle condotte d’acqua e ai servizi fognari è un “diritto umano fondamentale”. L’articolo prosegue affermando che “il servizio di bonifica e rifornimento di acqua potabile per il consumo umano sarà prestato esclusivamente ed in forma diretta da persone giuridiche di origine statale”. È prevista dunque la gestione democratica dell’acqua affidata a un’unica azienda pubblica e senza scopo di lucro.
Il caso dell’Uruguay è di particolare rilevanza in quanto i cittadini hanno utilizzato uno strumento di partecipazione democratica come la Costituzione per dichiarare con forza che l’acqua è un diritto fondamentale e non deve essere trasformato in uno strumento di profitto. Questo risultato ha avuto un notevole contraccolpo sulle multinazionali che gestivano il servizio idrico nel nostro paese. Nel 2005, infatti, ‘Uragua’ si è ritirata da Maldonado e nel 2006 l’Uruguay si è finalmente liberato di tutte le imprese private che gestivano l’acqua. Oggi, il 100 per cento delle risorse idriche appartengono allo Stato. •
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