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Esploderà la bomba idrica

India: a colloquio con  Veeraraghavan Suresh

Francesca Quartieri e Nicola Perrone

“Sono convinto che per garantire l’acqua anche nelle zone rurali non siano necessari grandi capitali, ma piccole riforme democratiche che partano dalle comunità stesse. Invito tutti ad essere ‘guerrieri dell’acqua’, parliamo per difendere e lodare l’acqua, altrimenti è meglio stare zitti”.

Non si possono continuare a sottovalutare le problematiche legate all’acqua, all’ “oro blu”, in quanto è molto probabile che proprio a causa sua nasceranno in futuro numerose guerre. E la rapida crescita economica non salverà paesi come l’India se non verranno applicate da subito efficaci strategie d’azione per affrontare tale emergenza.
Tra gli attivisti nella lotta per l’acqua ed i diritti umani in India spicca l’operato di Veeraraghavan Suresh, Presidente dell’Unione Popolare per le Libertà Civili in India e consulente sulla “Democrazia della gestione dell’Acqua” nello Stato del Tamil Nadu. Lo abbiamo incontrato durante un convegno a Bruxelles.
Qual è la situazione dell’acqua in India?
Colgo questa occasione per denunciare la più alta concentrazione mondiale di veleni nelle acque indiane. Infatti in India solo il 10% delle acque di scarico è soggetto a trattamento, e gli agenti inquinanti urbani e industriali nella maggior parte dei casi finiscono direttamente nei corsi d’acqua. L’inquinamento sta “uccidendo” i fiumi indiani compreso il sacro Gange. La principale fonte di contaminazione dei corsi d’acqua non sono solamente i prodotti chimici, ma anche gli escrementi e la conseguente mancanza di igiene. Inoltre, l’arsenico ed il fluoro stanno inquinando l’acqua sotterranea.
Chi paga questo inquinamento?
Le principali vittime di questa contaminazione sono ovviamente le popolazioni rurali che costituiscono il 70% del paese. Secondo l’organizzazione non governativa WaterAid, in India più di 37.7 milioni di persone soffre di malattie causate dall’acqua contaminata e circa 1.5 milioni di bambini muoiono ogni anno.
A tutto questo, vanno affiancate anche le problematiche legate alle multinazionali delle bibite analcoliche come la Coca-Cola accusate dello sfruttamento delle risorse idriche locali attraverso massicci e  giornalieri prelievi di acqua che causano l’abbassamento delle falde acquifere.  
Secondo te cosa bisogna fare concretamente?
Davanti a questa allarmante situazione sono necessari progetti sia governativi sia non governativi che analizzino e fronteggino tale grave emergenza. Progetti legati alla raccolta di acqua piovana - pratica molto utilizzata in passato - potrebbero, ad esempio, aiutare la popolazione. In India la maggior parte delle precipitazioni sono causate dai monsoni e cadono in sole 100 ore durante tutto l’anno. La loro raccolta sarebbe, quindi, di fondamentale importanza per affrontare il resto dell’anno. Infatti, a causa dell’assenza della raccolta delle acque piovane, addirittura la cittadina a nord-est dell’India, Cherrapunji, uno dei posti più umidi al mondo (qui cadono oltre 11.000 mm di pioggia l’anno), soffre nella stagione secca.
Negli ultimi venti anni il problema ecologico e in particolar modo le problematiche legate all’acqua stanno muovendo in India un numero sempre maggiore di organizzazioni. Sono convinto che oramai le parole non siano più sufficienti, ma sia necessario agire e che la popolazione più povera debba chiedere la democrazia.  Infatti anche se la Banca Mondiale ha scritto sulla carta quello che si deve fare, e anche se vengono utilizzate parole come “democrazia”, “comunità” e “partecipazione”, nella pratica non vi è nulla di tutto questo.
E poi c’è la democrazia nella gestione dell’acqua…
Sono convinto che sia necessario lavorare per realizzare una democrazia intesa come un modello partecipativo nella gestione delle aziende pubbliche dei servizi idrici e che permetta un accesso all’acqua per tutti e la sua salvaguardia per le generazioni future.
Quale futuro ci aspetta?
La bomba idrica esploderà presto! Quindi è fondamentale una distribuzione dell’acqua che raggiunga tutti, anche i più poveri. Dobbiamo insieme elaborare strategie di conservazione dell’acqua. Sono convinto che per garantire l’acqua anche nelle zone rurali non siano necessari grandi capitali, ma piccole riforme democratiche che partano dalle comunità stesse. Invito tutti ad essere “guerrieri dell’acqua” sottolineando che se non parliamo per difendere e lodare l’acqua è meglio stare zitti.
Il ruolo della società civile in India?
Mi batto per sostenere un’interrelazione tra le differenti categorie di persone, sviluppando in ognuno un senso profondo di responsabilità reciproca, e tenendo sempre presente come il valore più importante sia l’uguaglianza in tutto il processo delle relazioni umane. Penso che ci debba essere questa attitudine per accettare i cambiamenti, per coinvolgere la società civile, che ha la responsabilità di sostenere tali pensieri e che avrà la responsabilità di ogni persona e non solo di un singolo gruppo. Desidero ricordare la frase del Mahatma Gandhi: “Un piccolo gruppo di persone che credono nella loro missione possono cambiare la storia” può essere applicato anche alla difesa dell’acqua e dei diritti umani. ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) •
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