Ganvié: la venezia sulle palafitte
Valeria Viola
Acqua salata e inquinata. Fogne a cielo aperto. Servizi igienici inesistenti. Ci si lava nella stessa acqua dove si scaricano i rifiuti. L’impegno di Emmaus, portato avanti dalle varie comunità sparse nel mondo, per dare accesso a tutti all’acqua potabile.
Ganvié si trova a 25 km a Nord di Cotonou, in Benin, sulla strada per Abomey. È soprannominata la Venezia d’Africa. È un villaggio lacustre sul lago Nokoué, un grande bacino di 150 chilometri quadrati e pochi metri di profondità, sulle cui rive vivono circa 65mila persone, distribuite in una quarantina di piccoli villaggi lacustri, costruiti su palafitte.LA STORIA DI GANVIÉ
La storia della fondazione di questo villaggio narra che la popolazione Fon di Abomey era composta da guerrieri e trafficava con i negrieri. Per non essere catturati e presi come schiavi, si doveva fuggire. Il re dei Tofinou, Agbogdobé, aveva dei grandi poteri voudun. Attaccati nel 1717, il re si trasformò in sparviero per provare a mettersi in salvo e così, sorvolando la laguna, scoprì l’isola di Ganvié. La sua gente restava però sulla riva senza passare, allora fece un’altra magia e si trasformò in coccodrillo e portò sul dorso la comunità. I costumi dei Fon proibivano a questi guerrieri di avventurarsi sulle acque, coscienti che i soldati del regno di Abobey non avrebbero potuto nuotare. Gli ofinou si costruirono un villaggio sull’acqua e in questo modo riuscirono a sfuggire alle razzie dei guerrieri Fon. Il nome Ganvié viene dalla lingua Fon Gan= salvezza Vié= collettività, la comunità è salva.IL CAPO DELL’ACQUA
Da una popolazione di 4000 persone nel XVIII secolo, oggi sono diventati circa 65.000. Vivono di pesca e gestiscono le acque come se fossero terra: c’è un capo tradizionale, il capo dell’acqua che ne ha la proprietà. La superficie lacustre infatti è divisa in parcelles delimitate da recinti di palme e mucchietti di rami. Dentro questi recinti nuotano i pesci che vengono pescati dal proprietario di suddetta parcella. E i pesci sono pochi sia a causa del sovraffollamento della zona che dell’inquinamento.L’acqua del lago oggi è talmente sporca che costituisce un grande rischio per la salute della popolazione, così come per i diversi organismi garanti della biodiversità.
Nel piccolo ospedale (dove spesso non c’è acqua) si curano sopratutto malattie gastriche e altre dovute alla mancanza d’igiene e di acqua potabile.
Il villaggio è molto sporco, ci sono rivoli di fogne che fanno una puzza tremenda. I maiali, le galline rovistano nei rifiuti che sono ovunque. Al posto dei bagni ci sono dei bugigattoli di lamiera che riversano i rifiuti organici direttamente nell’acqua, la stessa dove ci si lava. I villaggi sono di difficile accesso anche per le autorità e la popolazione, che non è censita ed è discriminata dall’amministrazione anche per la richiesta di un semplice documento d’identità.
LA VENEZIA AFRICANA
Ganvié è chiamata suggestivamente la «Venezia Africana». Qui l’acqua non manca, è vero, anche il mercato si svolge sulle piroghe, ma le condizioni del suo utilizzo sono le più precarie possibili. Oltre ad essere salata - perché il lago è collegato al mare attraverso un canale -, l’inquinamento è totale, provocato dall’inesistenza quasi assoluta di “installazioni” igieniche e dalla grande quantità di “carcasse” di animali buttate nel lago.Emmaus lavora là con diversi “progetti” tra cui l’accesso all’acqua potabile. I lavori consentiranno a 65.000 persone di alcuni villaggi situati sulle rive del lago, di accedere all’acqua potabile e l’apprendimento delle corrette pratiche per l’uso dell’acqua e il mantenimento delle strutture. L’iniziativa impegnerà maestranze locali e coinvolgerà gli abitanti dei villaggi che diventano parte attiva nelle varie fasi di progettazione, durante la realizzazione e nel mantenimento delle strutture.
Per aiutare la popolazione del lago Nokué a risolvere il grave problema della mancanza di acqua potabile, il movimento “Emmaus” internazionale sta realizzando un “progetto” nella regione. I due obiettivi dell’iniziativa sono educare la popolazione locale a rispettare le regole fondamentali d’igiene e di tutela ambientale dell’acqua del lago e creare un sistema di trattamento per poter disporre di acqua potabile in quantità sufficiente al consumo di tutta la popolazione del lago.
L’accesso all’acqua apporterebbe alla comunità molti benefici: oltre a fermare il degrado ambientale, si avrebbe una ridinamizzazione dell’economia locale, grazie a una popolazione sana, più atta al lavoro; a uno sviluppo del turismo ecologico, con una navigabilità più facile, un ambiente più sano e la biodiversità stimolata; a una migliore produttività agricola, attraverso la valorizzazione dei rifiuti solidi e liquidi trattati; e una migliore pescosità. Con un’acqua meno inquinata.
Un altro fatto significativo è che i fondi per finanziare il “progetto” non provengono da “enti pubblici” locali o internazionali, ma sono il risultato del lavoro quotidiano di migliaia di riciclatori del movimento sparsi in tutto il mondo.
Ancora una volta, dunque, «o luxo do lixo» (il lusso della spazzatura) dicono i comunitari di Emmaus brasiliani, permette di far nascere la vita. ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) •
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