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È italiana l’acqua di San Pedro

Se il servizio idrico fa acqua

Guglielmo Ragozzino

In Honduras i servizi idrici sono statali, affidati ad un’impresa statale resa inefficiente dalla corruzione. Hanno buon gioco le multinazionali sostenute dal Fondo Monetario internazionale e dalla Banca mondiale. Intanto a San Pedro le tariffe sono aumentate di dieci volte.

A Danli, prima città sulla strada di Tegucigalpa, la carovana dell’acqua è accolta dalla banda: cinquanta elementi, trenta tamburi, dieci timpani, cinque grattugie, cinque piatti… Il mercato di Danli che già è rumoroso di suo, si scatena. Due ragazze distribuiscono i volantini dell’acqua e tutti li prendono e leggono che l’acqua è di tutti e perché lo è.
Il punto è che l’acqua in Honduras fa capo a una società pubblica, Sanaa che - per dirla in modo barbino - fa acqua da tutte le parti. Priva di mezzi, non riesce a organizzare una rete idrica decente, e non può dare le necessarie fognature alla popolazione. Banca mondiale, Fondo monetario e gli altri della banda, quella senza tamburine, si fanno carico della cosa, a loro modo. Proteggono così l’intervento delle multinazionali europee che a livello delle municipalità ottengono abbastanza facilmente le concessioni: pensiamo a tutto noi, per i prossimi trent’anni o cinquanta, dicono; anche a gestire i contatori. Così, nel caso di una multinazionale a San Pedro Sula, il prezzo dell’acqua è aumentato di dieci o anche trenta volte e molti, troppi, non possono pagarla. Vendere acqua all’ingrosso, con gli appalti di reti e acquedotti e fognature; e al minuto con le bottiglie di «acqua minerale» diventa un gioco che conosciamo anche da noi in Italia. Ma qui siamo in Honduras, dove il 21% della popolazione ha un reddito inferiore a un dollaro al giorno e il 44% a due dollari. A questa stregua molti vivono vendendo qualsiasi cosa a quelli che per qualche caso la possono comprare - frutta, dolciumi, gomma da masticare, cd, bottigliette di acqua. È l’economia informale dei nostri giorni.Quelli che non hanno il microcredito per cominciare rimangono fuori; i loro figli si ammalano con tassi impressionanti di diarrea e dissenteria. Un’entrata nella vita da una porta secondaria. Tra i paesi del Centroamerica l’Honduras è quello con il reddito pro capite più basso, 2.876 dollari, un decimo del nostro e il livello d’istruzione più alto, 71%. La banda di Danli è una piccola prova di come andranno le cose, qui.
L’acqua italiana di San Pedro Sula
Si arriva a Tegucigalpa che è quasi notte... I compagni del bloque dicono senza perifrasi, «siate pronti perché alle nove, tra un quarto d’ora cioè, arriva il presidente». Gli chiedono se sia al corrente del fatto che l’acqua di San Pedro de Sula sia in mano a una multinazionale italiana, di Roma in particolare. Risponde: non lo sapevo; e come è venuto, se ne va.
Anche se il presidente dell’Honduras non lo sa, l’acqua di San Pedro Sula è italiana, almeno al 95%. Per alcuni è perfino una gloria nazionale, l’affratellamento di due paesi latini, affiliati alla stessa religione, la prova che anche noi, quando ci mettiamo buona volontà, possiamo affermarci in campo internazionale. San Pedro Sula è la città industriale dell’Honduras. Dentro e tutto intorno industrie, miniere, cave. Cresce del 5% all’anno e crescono i problemi. La città manca di acqua pulita e con l’arrivo di molta immigrazione, dall’interno e da fuori, la situazione è peggiorata. In effetti la rete idrica è disperante, e la fognatura è un pio desiderio. Non entra nelle case, in altre parole, acqua pulita e quella che esce si disperde chissà dove.
In generale, l’acqua in Honduras è pubblica e distribuita da un’impresa, Sanaa, del tutto inefficiente, povera, corrotta secondo i più. Così San Pedro Sula, città emergente, ha deciso di municipalizzare l’acqua. Il primo passo fu quello di trasferire il controllo sull’acqua alla Dima, impresa municipale, di tipo moderno ma priva di fondi. L’operazione si apriva in un quadro finanziario internazionale molto favorevole ad appoggiare ogni forma di privatizzazione. Perfino la Dima era preferibile alla Sanaa. La Banca di sviluppo interamericano del gruppo della Banca mondiale mise a disposizione una decina di milioni di dollari e dunque anche il suo avallo. Il processo di concessione alla gestione privata fu affrontato e votato nel parlamento nazionale dell’Honduras. Una volta superata la strettoia politica, Dima si guardò intorno e piuttosto che affidarsi ai francesi, si affidò agli italiani. Di undici compagnie e consorzi con caratteristiche sufficienti per essere ammessi alla gara, vinse infatti quello denominato Acea + Otros. Uno degli Otros, Astaldi, era il nome più conosciuto: la compagnia di costruzioni italiana era infatti autrice della diga di Concepcion per la quale aveva ottenuto nel 1990 il premio Ingersoll Rand per il miglior costruttore di dighe nel mondo, come si legge nelle carte ufficiali della società. Chiamati da Acea o forse da Astaldi che conosce il mondo assai più della romanista Acea, ecco gli Otros italianos. C’è chi è arrivato subito e, vista l’occasione, c’è chi ha chiamato gli amici e gli amici degli amici: la scampagnata fuori le mura è sempre piaciuta a tutti: un classico cittadino.
Così oggi le azioni della società dell’agua San Pedro Sula sono divise tra sei soci: uno locale, il gruppo Terra con il 5% del capitale, e un ruolo non disprezzabile. Esso infatti è il punto di congiungimento tra i capitali di finanzieri arabi ed egiziani. Si tratta del gruppo di Fredy Nasser, a capo della fondazione Antonio Nasser, che si interessa alla chimica, all’energia e alle telecomunicazioni, a fianco dei cinque oriundi: Acea con il 31%, Enia con il 30%, Astaldi con il 15%, Lotti con il 4%, e un altro, Ghella o qualcosa del genere, con il 15%. Ma sono i primi quattro che contano. Acea rifornisce di acqua il 12% della popolazione italiana, essendo presente in tre regioni: Lazio (Roma e Frosinone), Campania (Sarno e zona vesuviana) e Toscana (Firenze, Siena-Grosseto, Pisa e Lucca). Astaldi è il maggior costruttore italiano, anche se per civetteria dice di essere il secondo: costruisce dighe, ponti, strade in molte parti del mondo; è quotato in borsa e il capitale è fortemente in mano alla famiglia del fondatore e a suoi soci finanzieri. Lotti è una società di ingegneria e progettazione, attiva all’estero. Ha progettato in Honduras la diga Concepcion, realizzata da Astaldi e ha sviluppato le risorse idriche di Tegucigalpa. Ha lavorato nello sviluppo idroagricolo nella valle Atitlan in Guatemala. L’unica pecca a tanta attività è il fatto che il numero uno è Piergiorgio Romiti, uno dei responsabili delle ecoballe campane. Enia è energia, smaltimento rifiuti e acqua di Reggio Emilia, Parma e Piacenza… È difficile immaginare un ruolo di Enia in Honduras. Forse lo spiegheranno gli amministratori ai soci, dicendo che lo fanno per guadagnare molto e ridurre di altrettanto le bollette italiane; ma molti degli abitanti dell’Emilia Romagna non ne sarebbero affatto lusingati. E se poi a San Pedro lo si venisse a sapere… Oppure diranno di farlo per dare una mano all’Honduras… Acea è notoriamente acqua ed elettricità della capitale. Agli occhi stranieri è un’impresa italiana, pubblica, espressione della capitale d’Italia, quindi un modello di forza tecnologica e imprenditoriale e insieme un gruppo indipendente e non privato. In Italia ci sono dei dubbi sul fatto che l’affare sia così semplice. È noto infatti che il secondo socio di Acea, dopo il comune di Roma con il 51% sia proprio Suez con l’8,6% e un paio di consiglieri di amministrazione. Suez, la più estesa delle multinazionali francesi dell’acqua, la più temuta dai sostenitori dell’acqua bene comune. L’ultimo tra cotanto senno è un antico costruttore romano, Ghella, socio al 15%. Se la presenza di Ania è difficile da capire, quella di Ghella è proprio incomprensibile. Perché si è unito al gruppo? Perché gli altri lo hanno preso con sé? E soprattutto: chi è Ghella?... Oggi si tratta di un gruppo con 4.000 addetti che agisce prevalentemente in America latina: Venezuela e Argentina…
Il business dell’acqua
I dirigenti honduregni dell’impresa San Pedro Sula ci hanno assicurato che il guadagno della loro società nei confronti degli abitanti di San Pedro è molto contenuto e che così sarà anche negli anni avvenire. Più tardi, verso la fine della concessione che scade nel 2030, le cose andranno meglio per gli investitori.
Rimane da capire perché, uno per l’altro, essi lo abbiano fatto. Un primo motivo è probabilmente che essi volevano stare nel gioco, accreditarsi presso Banca mondiale & company, come una serie di imprese multiuso e affidabili, capaci, comunque, di aderire alla linea della privatizzazione, sempre e comunque. Inoltre ritenevano molto utile conoscere i dirigenti politici ed economici di paesi in procinto di entrare nell’area dello sviluppo. La presenza del gruppo Nasser nell’affare indica bene la volontà di stringere rapporti con gli esponenti economici locali.
C’è poi il business dell’acqua, ritenuto di grandi prospettive e possibili guadagni, se affrontato con il necessario savoir faire e in tempo. Gli italiani sono certi di avere savoir faire. Infine la prospettiva di guadagno: se non è alto il margine operativo, le compagnie che intervengono costruendo, rimodellando, scavando, cementando l’acqua di San Pedro, si faranno pagare e senza fare gare, ma scegliendo se stesse come operatori.
Infine: è proprio vero che il tasso di profitto non sia alto? Dipende un po’ da quanto si può ricavare dall’investimento e un po’ dal valore dell’investimento stesso. Se l’investimento è molto piccolo, come sembra in questo caso, il profitto rischia di essere molto grande e divenire gigantesco negli anni finali della concessione. ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) •
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