Cipsi
Banner
Sei in: Home page / Anno XIX / n. 12 Dic. 2008 / Il latte della Madre Terra

Il latte della Madre Terra

Ecuador: L’acqua patrimonio strategico di uso pubblico

Dennis Garcìa (Foro de los Recursos Hídricos)

La nuova Costituzione stabilisce che l’acqua é un diritto umano e un patrimonio di tutti, non un bene o una risorsa di cui ci si può appropriare. L’influenza della tradizione india in questa decisione.

Le culture originarie delle Americhe consideravano la terra, le montagne e l’acqua come elementi sacri. Molti dei loro miti sulla creazione del mondo narrano che le persone sono figlie dell’acqua. Nella concezione di questi popoli, “vivere bene” significa creare armonia ed equilibrio con il pianeta Terra e con tutte le risorse che esso ci mette a disposizione. “L’acqua è il latte della nostra Madre Terra”. Una risorsa pertanto fondamentale per il pianeta quanto per gli uomini che lo abitano. Una risorsa che fa parte di quei diritti umani da cui non si può prescindere, perchè da essa si genera e si alimenta la vita. Ma gli indios pagarono le loro credenze con la schiavitù, la tortura e la morte. I conquistadores decisero che chiamare padre il sole e madre la terra e l’acqua e considerarsi parte della natura, insieme agli animali e alle piante, era segno di idolatria.
Con l’avanzare del capitalismo, i popoli dell’America latina hanno poi assistito ad una progressiva crisi economica e di valori che ha creato squilibri tra gli uomini e la natura e ha condotto ad una graduale mercificazione di molte risorse naturali, tra cui l’acqua. Alla privatizzazione si accosta spesso l’inquinamento di laghi, fiumi e falde acquifere, dovuto all’implementazione di fabbriche e colture industriali, con la conseguente diffusione di malattie e morti tra la popolazione. Soltanto negli ultimi anni i nostri popoli assistono ad un cambio di visione. Le comunità iniziano ad adottare il paradigma che definiscono del “Buen vivir” e a rivendicare l’acqua, al pari delle altre risorse naturali, come diritto umano fondamentale.
La situazione idrica in Ecuador
L’Ecuador è uno dei paesi più ricchi in risorse idriche del Sud America: dispone di 40.000 metri cubi di acqua all’anno per ogni abitante (2,5 volte superiore alla media mondiale). Tuttavia è anche il paese più arretrato della regione andina per quanto riguarda la copertura dei servizi idrici e delle fognature.
Secondo i dati della SENAGUA, in Ecuador esistono, al mese di luglio 2008, 39.784 processi legati all’acqua ancora irrisolti. Ciò dimostra, da un lato, l’inefficienza delle agenzie che gestiscono l’acqua, dall’altro, l’alto grado di conflittualità fra i consumatori. I conflitti esplodono non solo tra i grandi e i piccoli consumatori, ma anche fra le comunità e le organizzazioni di agricoltori. In Ecuador sono stati privatizzati i servizi idrici in due città: Machala e Guayaquil, la città più grande del paese. Quando fu assegnata la concessione alla multinazionale Bechtel, il contratto prevedeva che in 5 anni il 100% degli abitanti di Guayaquil avrebbero avuto accesso all’acqua. Sono passati sei anni e solo l’84% della popolazione ha accesso all’acqua potabile. Le città di Quito e Cuenca al contrario, contando su un servizio pubblico, sono passate al 96% e al 100% rispettivamente nella fornitura di acqua alla popolazione.
Le leggi e le istituzioni incaricate di gestire le risorse idriche favoriscono e, in alcuni casi alimentano, l’accaparramento di questa risorsa. Le politiche neoliberali legate all’acqua, che hanno avuto impulso a partire dalla metà degli anni ‘80, hanno indebolito il ruolo dello Stato nella gestione e nel controllo dell’acqua, consolidando un sistema di distribuzione poco equilibrato che ha favorito la privatizzazione delle risorse idriche. In Ecuador esistono più di 30 leggi, regolamenti e decreti sull’acqua e fino al mese di marzo 2008, più di 38 entità erano responsabili della sua gestione.
Venti di cambiamento
Ma negli ultimi anni, grazie anche al lavoro dei movimenti a difesa delle risorse idriche, qualcosa si sta muovendo: in America latina negli ultimi anni stanno salendo al potere presidenti che sono convinti che un altro mondo sia possibile. Brasile, Paraguay, Uruguay, Cile, Argentina, Bolivia, Ecuador, Venezuela, Nicaragua, Honduras hanno scelto opzioni diverse. Nei primi mesi del prossimo anno, probabilmente, a questa lista si aggiungerà El Salvador, dove le forze progressiste sono in vantaggio di oltre 18 punti su uno dei partiti di destra più crudeli del continente. Questo cambiamento fa sperare di non dover più ascoltare domande come quella che, nel mese di maggio del 2008, durante un incontro dell’Assemblea Costituente sul tema del diritto all’acqua, un esperto difensore del libero mercato, rivolse all’assemblea: «Sapete perché le balene sono in via di estinzione e le mucche no?». Di fronte ad una domanda cosí insolita, gli assembleisti rimasero in silenzio. Quindi, l’esperto pronunciò la semplice risposta: «Perché le balene non hanno un padrone e le mucche sí». Questa domanda rappresenta la proposta che negli ultimi venti anni hanno cercato di venderci senza il minimo pudore: l’acqua deve entrare nel mercato. Deve convertirsi in una mercanzia e avere un proprietario in modo che non si estingua come le balene. Questa logica è la stessa che ha condotto, non solo alla distruzione di balene, tonni, gamberetti, mangrovie e boschi, ma anche all’avvelenamento dell’aria, del suolo, delle persone stesse. La mercantilizzazione ha generato iniquità, disuguaglianza, esclusione, arricchimento di pochi e impoverimento di molti. La multinazionale petrolifera statunitense Texaco, in 26 anni di estrazione petrolifera, ha causato la fuoriuscita di più di 30mila milioni di galloni di petrolio nell’Amazzonia ecuadoriana e ancora non é stata punita per questo crimine. Le grandi aziende agricole in Ecuador cospargono ancora le coltivazioni con sostanze che sono proibite nel primo mondo.
Fortunatamente, il nostro paese sta riuscendo negli ultimi anni a porre un freno alla privatizzazione dell’acqua. Questo grazie alla combinazione di alcuni fattori fondamentali. Innanzitutto, la nascita e lo sviluppo di Forum e piattaforme mondiali, che sono riusciti a creare una coscienza crescente intorno all’importanza dell’acqua per la vita delle persone e della natura. Un secondo fattore molto importante é costituito dalla lotta e dai successi ottenuti nel nostro continente. Dai fratelli boliviani abbiamo imparato che senza l’organizzazione e la mobilitazione della gente, i nostri sogni sarebbero irrealizzabili. Dai fratelli di Porto Alegre, in Brasile, abbiamo imparato che una gestione dell’acqua efficiente, equa e in armonia con la natura é possibile. Dai fratelli uruguaiani abbiamo imparato che cambiare la Costituzione e le leggi era un sogno possibile. A ciò si è aggiunta la resistenza che il movimento indigeno e le organizzazioni sociali hanno esercitato di fronte al modello neoliberale. I movimenti sociali nati dall’inizio degli anni ‘90 hanno contribuito ad impedire che venissero firmati i trattati di libero commercio con gli Stati Uniti, ad espellere la multinazionale del petrolio Oxy dal paese, a destituire tre presidenti che applicavano fedelmente le politiche degli organismi multilaterali. Altro fattore imprescindibile è stata l’ascesa al potere nel 2006 del presidente Rafael Correa, che prometteva un cambiamento radicale in ambito sociale ed economico a partire dalla convocazione di un’Assemblea Costituente per ‘ritornare a fondare il paese’ e per ‘uscire dalla lunga notte neoliberale’. In quel contesto, è stato di fondamentale importanza il poter contare su un nucleo significativo di assembleisti impegnati, che hanno saputo mantenere un notevole consenso sul tema dell’acqua”.
La costituzionalizzazione del diritto all’acqua
È bene infine sottolineare che in questo processo è entrato dal 2000 il Forum Nazionale sulle Risorse idriche, formato da organizzazioni sociali, utenti, enti locali, università, Ong e istituzioni statali. Questo Forum è nato come spazio di confronto della società civile, aperto, democratico e plurale con l’obiettivo di analizzare, proporre alternative e coinvolgere la sfera politica attorno alla gestione delle risorse naturali. È articolato in diversi tavoli di lavoro e presente in 17 delle 24 province del paese. Ha realizzato cinque incontri nazionali negli ultimi otto anni, che hanno visto una grandissima partecipazione popolare. Inoltre, nella città di Guayaquil, in cui il servizio di acqua potabile é stato dato in concessione alla multinazionale Bechtel, é nata negli ultimi anni un’altra piattaforma, l’Osservatorio Ciudadano, come baluardo a difesa dei servizi pubblici e contro le irregolarità commesse dalla Bechtel. Le proposte sostenute da queste piattaforme, sommate a quelle dei movimenti sociali, hanno reso possibile la creazione di un ampio consenso sul tema dell’acqua. Ciò ha condotto al riconoscimento della risorsa idrica all’interno della nuova Costituzione, approvata il 28 settembre scorso dal 64% della popolazione ecuadoriana. I principi sanciti dalla nuova Carta costituzionale hanno avuto un effetto immediato sulle multinazionali: in Guayaquil la Bechtel, con un insolito gesto di generosità, ha deciso di perdonare le famiglie che avevano debiti fino a cento settanta dollari. Recentemente, la stessa multinazionale ha annunciato la sua intenzione di mettere in vendita il 90 per cento delle sue azioni.
Io sono convinto, che un paese che dispone di una Costituzione in cui si riconoscono diritti alla natura, in cui si stabilisce che l’acqua é un diritto umano e un patrimonio di tutti, non un bene o una risorsa di cui ci si può appropriare, é un paese che sceglie la vita. Siamo consapevoli che é solo un primo passo, molto importante, ma solo un passo. Sappiamo che il cammino é ancora lungo. Dobbiamo essere in grado di trasformare la Costituzione in leggi concrete, in una reale politica pubblica. Sappiamo che il potere economico e politico non hanno mai regalato nulla, che ció che si ottiene é il frutto dell’organizzazione, della mobilitazione e della lotta. Siamo anche consapevoli che non possiamo percorrere da soli questo cammino, che dobbiamo condividere le nostre esperienze, imparare dai nostri successi e dai nostri fallimenti. Sappiamo che gli slogan che gridano in coro le organizzazioni sociali dell’America latina continuano ad essere validi: «L’acqua non si vende, si protegge e si difende», «difendiamo l’acqua perché difendiamo la vita». «Tutti per l’acqua e l’acqua per tutti». •
Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XIX / n. 12 Dic. 2008 / Il latte della Madre Terra