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Tanta acqua. Senza acqua

El Salvador, laboratorio della privatizzazione

a cura di Serena Vezzini e Cristiano Colombi

Clima umido e tanta disponibilità di acqua. Ma la popolazione non ne beneficia. In nome della lotta alla corruzione si vuole privatizzare tutto. La longa manus del Banco interamericano per lo sviluppo.

El Salvador, secondo la pubblicazione delle Nazioni Unite Cuadernos sobre el desarrollo humano (Ottobre 2006, n. 5),  ha la copertura idrica domiciliare più bassa del Centro America, il 58% contro una media del 75%, solo il 32% della popolazione rurale ha accesso domiciliare all’acqua ed il 62% non dispone di strutture igienico-sanitarie. Questa situazione si complica ulteriormente se si guarda ai fattori ambientali: il 96% dei rifiuti industriali viene scaricato nei fiumi senza nessun trattamento, il 90% dei corsi d’acqua sono altamente contaminati ed il continuo disboscamento sta attivando un processo di desertificazione ed erosione dei suoli (causando gravi danni alla fertilità dei terreni e catastrofi ambientali come alluvioni e frane). Le infezioni a livello respiratorio e intestinale sono oggi nel paese causa di un’elevata mortalità infantile. Tutto questo nonostante El Salvador, per il clima umido, l’origine vulcanica dei suoi rilievi e molti altri fattori favorevoli, sia ricchissimo di risorse idriche…
Dal 2001, dopo il terremoto che ha devastato il paese, il Banco Interamericano di Sviluppo ha offerto al paese un prestito per la ricostruzione degli impianti idrici danneggiati, che in realtà è servito principalmente ad appoggiare la formulazione di un nuovo quadro legale per il settore idrico. Il 2 luglio 2007 a Suchitoto, pochi chilometri a Nord della capitale San Salvador, si è inaugurata la nuova Politica Nazionale di Decentralizzazione dei Servizi Pubblici Basici, tra i quali spicca la Decentralizzazione dei sistemi di rifornimento d’acqua potabile, parte integrante delle riforme economiche e istituzionali neoliberiste realizzate negli ultimi 15 anni nel laboratorio salvadoregno. Lo stesso giorno, la manifestazione dei movimenti sociali convocata per opporsi alla privatizzazione dell’acqua è stata repressa con violenza: ferite 25 persone da proiettili di gomma, 18 intossicate dai gas lacrimogeni e 14 arrestate con l’accusa di terrorismo e disordine pubblico.
Per comprendere quale partita si sta giocando intorno all’acqua nel piccolo Stato centroamericano, abbiamo sentito Luis Gonzales, attivista dell’UNES, Unità Ecologica Salvadoregna, tra i principali promotori, insieme all’ONG salvadoregna SERCOBA, del movimento nazionale e della Carovana dell’acqua in Centro America.
Perché si va verso la privatizzazione dell’acqua in El Salvador?
Con la nuova legge, il processo che si vuole innescare è il seguente: l’ANDA (Amministrazione Nazionale degli Acquedotti e dei Bacini) cede ai Municipi l’amministrazione e la gestione del settore idrico, ma questi ultimi, non avendo capacità finanziaria né tecnica per gestire un settore così importante, sono costretti ad appaltarla, attraverso concessioni, ai privati. In realtà il problema non è l’incapacità finanziaria, ma la mancanza di volontà politica. Il governo è deciso a privatizzare il settore, anche sotto la spinta del Banco Interamericano di Sviluppo, ed il fatto che l’apparato sia inefficiente, corrotto, con bollette ingiuste e perdite delle tubature pari al 30%, non fa altro che creare malcontento e giustificare la riforma.
Eppure la situazione dell’acqua in El Salvador è piuttosto grave...
Il paese sta vivendo una pesante crisi dovuta ad una severa alterazione del ciclo idrico. Il processo di sviluppo urbanistico e industriale, che si è avuto negli ultimi anni e che ha portato ad una cementificazione e deforestazione indiscriminata, ha ridotto e compromesso seriamente la capacità d’infiltrazione dell’acqua causando una grave carenza di ricarica dei bacini acquiferi sotterranei. El Salvador è un paese tropicale e come tale la sua disponibilità idrica dipende per più dell’80% dalle precipitazioni, ma a causa della degradazione e distruzione degli ecosistemi la capacità d’immagazzinamento si riduce ogni anno di più. Il fiume Lempa, che rappresenta i due terzi del potenziale idrico del paese, si è convertito in uno dei corpi d’acqua più contaminati di tutto il Centro America. Inoltre ha perso la capacità di regolazione della corrente per la costruzione di cinque centrali idroelettriche e altre dighe sono in via di costruzione. Il governo non ha mai fatto niente per scongiurare questa situazione ed i privati avranno ancora meno interesse a farlo.
In che modo la politica ha contribuito a creare questa situazione?
Oggi nel paese non esiste una struttura normativa e istituzionale appropriata per gestire l’acqua in modo sostenibile. Il piano giuridico attuale è composto da una serie di norme dell’ANDA, del Ministero dell’Ambiente, del Ministero dell’Agricoltura, del Ministero della Salute e dei Municipi che formano un apparato semi-paralizzato che porta all’inefficienza, alla corruzione e all’eccessiva burocrazia. Questo fa sì che la gestione delle risorse idriche sia del tutto arbitraria e che la maggior parte delle volte segua gli interessi a corto raggio dei gruppi politici ed economici egemoni. La nuova riforma, che pone al centro la privatizzazione dei sistemi d’acqua potabile, è sicuramente lontana da diminuire i conflitti esistenti tra i diversi gruppi e sicuramente non migliorerà la distribuzione d’acqua potabile per tutta la popolazione, né gli alti livelli di contaminazione dei fiumi e delle acque sotterranee. In questa visione, i metodi di conservazione e protezione delle risorse naturali, in particolare l’ordinamento ambientale, la politica energetica e l’uso razionale dell’acqua, sono visti come ostacoli allo sviluppo o come un lusso che il paese non può permettersi.
Quali alternative, come organizzazione, state proponendo?
Innanzitutto, non siamo contrari ad una decentralizzazione del settore, perché crediamo che una gestione più partecipativa a livello locale sia il modo più efficace e sostenibile per proteggere e conservare i corsi d’acqua e l’ambiente. Però consideriamo l’acqua come un bene nazionale d’uso pubblico, la cui protezione è nell’interesse di tutti. Le comunità devono avere la gestione dell’acqua, ma all’interno di una Politica Idrica Nazionale, vale a dire che la responsabilità ultima deve rimanere nelle mani dello Stato. Se una comunità o un Municipio non sono in grado di amministrare il settore idrico è compito dello Stato intervenire per garantire l’accesso e la sostenibilità futura della risorsa. Innanzitutto è necessario definire un ordine di priorità dell’uso dell’acqua (acqua per bere e per uso domestico, per uso comunitario, per uso agricolo, per uso energetico e industriale). Le tariffe dovrebbero tener conto delle disponibilità economiche delle comunità, ma anche il fatto che l’acqua è un bene prezioso e quindi deve essere tutelato evitando qualsiasi spreco. Tutto questo riassume in breve la nostra proposta Anteproyecto de la ley General de Aguas che abbiamo presentato al parlamento. Inoltre, insieme ad altre organizzazioni abbiamo creato un Foro Nazionale per la Difesa della Sostenibilità e del Diritto all’Acqua, che ha indetto (nell’ultimo anno, n.d.r.) manifestazioni, eventi e conferenze pubbliche. Il Foro fa parte di un progetto più ampio che coinvolge molte organizzazioni centroamericane, la REDLAR, Rete Latinoamericana contro le dighe, per i fiumi, le loro comunità e l’acqua. Siamo convinti che sia necessario creare un forte movimento nazionale e internazionale tale da non poter più lasciare indifferente la classe politica. ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) •
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