Patagonia senza dighe
Mons. Luis Infanti De La Mora
Responsabilità anche italiane nel megaprogetto che prevede la costruzione di cinque nuovi impianti idroelettrici in Patagonia. Intanto il processo di privatizzazione dà a due grandi imprese il controllo dell’acqua di una delle più grandi riserve d’acqua del mondo.
Dacci oggi il nostro pane
e l’acqua quotidiani,
perdona i nostri peccati
e dacci amore per perdonare.
Liberaci dai nemici
della tua vita:
i violentatori della dignità
delle persone
e dei misteri della madre terra.
Non lasciarci cadere nella tentazione del consumismo e della malvagità.
Di ritorno dalla visita alla comunità di Villa O’Higgins, la mia auto aveva sete. Saziare questa sete mi è costato 850 pesos per ogni litro di benzina.
Anche io avevo sete. Ogni litro d’acqua mi è costato 900 pesos. Non sono rimasto tranquillo. Nel regno delle acque pure e cristalline, delle nevi eterne, delle cascate, dei fiumi maestosi, com’è Aysén, dove si può bere l’acqua più pura del pianeta, e gratis, l’acqua imbottigliata è più cara della benzina, del latte, di un chilo di pane. E come un’esplosione di fuochi artificiali mi si è riempita la mente di “perché?”. E mi sono messo a cercare, a chiedere, a osservare, a pensare, a dialogare. (…)
Patagonia, riserva di vita
La Patagonia cilena è la seconda riserva d’acqua dolce del pianeta, e si trovano qui il secondo lago più esteso del Sud America (General Carrera) e il più profondo del continente (Lago O’Higgins). Vi sono paludi di grande interesse che facilitano la convivenza e la riproduzione di importantissime specie animali e vegetali, indispensabili per la biodiversità della Patagonia.
L’inventario attuale di ghiacciai in Cile è di circa 2.700, che coprono una superficie approssimata di 20.000 km2. I Campi di Ghiaccio Nord e Sud si trovano nella Regione di Aysén, sono i più estesi e coprono, insieme, più di 13.000 km2 in territorio cileno. I ghiacciai della Patagonia, insieme a quelli dell’Antartide, sono la più grande riserva d’acqua del mondo sotto forma di ghiaccio. Il cambiamento climatico sta aumentando il ritiro della quasi totalità di questi ghiacciai in maniera vistosa: retrocedono di oltre 100 metri l’anno, com’è il caso del Ventisquero San Rafael. (…)
La Patagonia è la regione del Cile con la maggior disponibilità d’acqua, enormemente superiore al resto del paese: è uno dei luoghi al mondo con maggior abbondanza d’acqua dolce. (…)
I proprietari dell’acqua in Cile
Nella regione di Aysén il 96% delle acque viene restituito al proprio fiume dopo l’uso. Di queste il 99,4% è utilizzato dall’energia idroelettrica, e lo 0,6% dall’acquicoltura. I progetti di sfruttamento idroelettrico dei principali fiumi della Regione dei Laghi e della Regione di Aysén cambierebbero notevolmente il panorama dei diritti, mostrando la gravità del problema che riguarda i proprietari dell’acqua in Cile.
In Cile, il Codice Civile dell’anno 1855 stabiliva che le acque fossero “bene nazionale di uso pubblico”, di proprietà della nazione e di tutti i suoi abitanti, che non si potessero alienare né commercializzare, sebbene lo Stato potesse assegnare concessioni a privati per un uso esclusivo dell’acqua pubblica. La possibilità di acque in proprietà privata era minima e si limitava ai corsi d’acqua compresi all’interno di una proprietà di terra. I Codici delle Acque posteriori, promulgati nel 1951 e nel 1967, mantennero queste stesse disposizioni.
Senza dubbio, un tragico e radicale cambio si è prodotto nel Codice delle Acque del 1981. Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione Politica dello Stato nel 1980, s’impone in modo traumatico al Cile la nuova politica economica neoliberale. Come conseguenza vedono la luce una quantità di leggi e decreti che iniziano il trasferimento delle imprese dello Stato (patrimonio di tutti i cileni) in mani private. Tra questi, il Decreto Legislativo n. 1122, del 29 ottobre del 1981, che, sebbene definisca le acque come “beni nazionali di uso pubblico”, riconosce il diritto a privati di impadronirsi delle acque, (e vergognosamente) in modo gratuito e perpetuo, consegnandogli il diritto di utilizzare le acque come qualunque altro bene privato. (…)
È questo il nuovo volto e i nuovi tentacoli del colonialismo, che crea situazioni favorevoli per giungere a conflitti e guerre più pericolose di quelle provocate in questi anni per il dominio del petrolio. Dall’idro-business e dai suoi monopoli non è escluso il Cile, e non è per caso che le acque di Aysén, una delle riserve d’acqua dolce più importanti del mondo, siano proprietà al 96% di Endesa - l’impresa di elettricità, fondata nel 1943 dallo Stato cileno, che da più di un anno è proprietà al 51% dell’italiana ENEL e al 49% del consorzio spagnolo Acciona. (…)
La danza degli Euro-Dollari
Una danza di interessi economici, con i loro rispettivi “progetti”, si muove sfrenatamente nella nostra Patagonia, ed è per questo che molti occhi sono stati puntati qui, in questi ultimi anni. (…)
Il business dell’acqua imbottigliata in Patagonia è già iniziato: Waters of Patagonia è l’impresa che ha investito circa 4 mila milioni di dollari per avviare un’attività che imbottiglierà oltre 63 milioni di litri l’anno di acque del Nevaio Montt nei Campi di Ghiaccio Sud, dove è proprietaria di circa 2.000 ettari di terra. Il suo “prodotto”, Crevasse, l’acqua più pura del pianeta, sarà venduto al segmento di mercato più alto di Europa e Stati Uniti.
Sotto il pretesto della “crisi energetica” in Cile, le acque delle conche dei principali fiumi della Patagonia rischiano la minaccia di essere utilizzate per la produzione di energia idroelettrica attraverso megacentrali. (…)
A settembre 2006 si è creata l’impresa che unisce Endesa (51% del capitale) e Colbún S.A., la HidroAysén. Da alcuni anni queste imprese stanno preparando un megaprogetto che contempla, per ora, 5 grandi dighe per la produzione di energia idroelettrica sui fiumi Baker e Pascua. Dalle informazioni dei loro studi ci risulta che a fine luglio 2008 ancora non hanno presentato il progetto da sottoporre al giudizio del Governo.
Eppure ci sono già state sfortunate dichiarazioni di membri dello stesso Governo che hanno avallato pubblicamente questi progetti: possiamo supporre che le 5 dighe interesserebbero 5.910 ettari (4.310 sul Rio Baker e 1.600 sul Rio Pascua), dei quali 1.900 ettari corrispondono al corso naturale dei fiumi e 4.010 ettari verrebbero inondati.
I dati disponibili offerti da questa multinazionale di proprietà spagnola ed italiana sono minimi e sono disponibili nelle “case aperte” che sono ubicate a Cochrane e Coyhaique. Occorre aspettare che l’informazione sia più completa e attendibile quando sarà presentato lo Studio d’Impatto Ambientale.
Dalle 5 grandi dighe si confida di produrre 2.750 MW e trasportare l’energia fino a Santiago con una linea di corrente continua, per inserirsi nel Sistema Interconnesso Centrale (SIC) che distribuisce l’energia da Taltal (III Regione, nel nord del Cile) fino a Chiloé (inizio della Patagonia).
L’energia che si produrrà nella regione di Aysén non potrà essere utilizzata dagli abitanti di Aysén. (…) Le necessità energetiche ed i conflitti d’interesse delle imprese minerarie del nord del Cile fanno supporre con fondamento che l’energia che sarà prodotta in Aysén andrebbe a beneficiare essenzialmente le miniere. (…)
Questo trasferimento richiederebbe torri di alta tensione e una linea di trasmissione che percorrerebbe circa 2.300 km, occupando una banda di circa 70 metri di larghezza lungo tutte le 8 regioni che separano Aysén da Santiago. Giungerebbe ad essere una delle linee ad alta tensione più lunghe del mondo, attraversando terreni demaniali e privati con boschi, agricoltura, turismo, compresi Parchi e Riserve Nazionali, violando persino aree protette da norme internazionali. (…)
Imprese private con capacità d’investimento economico tanto elevate sicuramente si attendono di recuperare quanto investito nel più breve tempo possibile per poi fare affari con gli utenti. Saremo disposti come cittadini a “vendere nostra madre”, la Madre Terra, “per un piatto di lenticchie”? L’amore e la sapienza che ci unisce alla Madre Terra certamente troverà cuori, volontà e menti disposti a reagire. (…)
Menti, mani e cuori uniti per agire
La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile quando cerca di appropriarsi di elementi tanto vitali come l’acqua, e crea una nuova categoria sociale: gli esclusi, quelli che rimangono fuori, perché non possono accedere a cibo, acqua, educazione, salute, casa, tecnologia e conoscenza. Alcune imprese transnazionali che cercano di appropriarsi di certi beni della natura, e soprattutto dell’acqua, possono essere legalmente proprietarie di questi beni e dei loro diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene dal quale dipende la vita umana. È un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ancor più povertà e fame, facendo sì che la natura venga sacrificata e che la specie più minacciata sia proprio la specie umana, i più poveri.
Fu l’esperienza degli antichi popoli originari della nostra America Morena, che furono spogliati delle loro terre, del loro oro e argento, della loro dignità, a lasciare una scia di dolore, di povertà, di ingiustizia. Anche la nostra amata Patagonia conosce questa sofferenza e questa tragedia. Anche qui sono stati sterminati i suoi abitanti originari. Patagonia tragica! Non succederà qualcosa di simile, oggi, in particolar modo con l’acqua? (…)
Tutta l’abbondante informazione sulla realtà, tutti gli elementi etico-religiosi ci portano a proporre e realizzare azioni intelligenti, efficaci, coraggiose e gioiose che materializzino la ricerca di un mondo migliore e che portino a cambiamenti profondi nella difficile realtà che stiamo costruendo. (…)
Partecipiamo e provochiamo partecipazione, invitando ad assumere responsabilità e valorizzando azioni che si realizzano. I grandi cambiamenti hanno sempre inizio con i piccoli trionfi dei gruppi profetici, visionari, che fanno sentire la propria voce e la propria presenza di fronte alle sfide della storia. •





