Presentazione
Eugenio Melandri
L’acqua è un bene sempre più sensibile. Su di essa si sta concentrando una sorta di offensiva da parte delle grandi imprese multinazionali che ben sanno che controllare l’acqua è controllare la vita. Perché acqua e vita sono strettamente legate tra di loro, in un connubio inscindibile. Come abbiamo detto nell’editoriale, questo numero monografico sul tema dell’acqua nasce sotto il segno di una decisione improvvida assunta dal Parlamento che ha deciso di privatizzare i servizi idrici entro il 2010.
Ma nasce anche – e soprattutto – a partire dalla tradizione di impegno portato avanti dal Cipsi in questi anni, insieme con il Comitato italiano per un Contratto Mondiale dell’Acqua. Il Cipsi ha creduto fin dall’inizio che quello dell’acqua fosse un tema su cui spendersi e investire fin da quando di acqua pubblica si parlava soltanto in circoli ristretti. È stato Rosario Lembo, allora Presidente, a iniziare una fruttuosa collaborazione con Riccardo Petrella. E non è un caso che, una volta conclusa la sua presidenza al Cipsi, oggi Rosario sia il dinamicissimo segretario di questo Comitato.
Sento il bisogno di rivolgere un grande ringraziamento a tutti quelli che in questi anni nel Cipsi, nelle associazioni aderenti al coordinamento e nel Comitato Italiano hanno svolto un lavoro enorme di studio e di approfondimento su questo diritto umano fondamentale, che è un tutt’uno con il diritto alla vita. Anche perché insieme si è potuto creare una rete globale di gruppi, associazioni e movimenti che in ogni parte del pianeta sono diventati veri e propri protagonisti. Parte proprio da questi “protagonisti” il nostro viaggio che si divide in quattro tappe.
Acqua:
piccole ma grandi storie
Si tratta appunto di tante storie portate avanti dai movimenti. Piccole storie, certo, che tuttavia affrontano seriamente, mettendoci tutto il loro entusiasmo, il tema dell’acqua pubblica. In tutte le parti del mondo. Dall’Asia, all’Africa, all’America Latina. Fino ad arrivare in Europa e in Italia. Storie che raccontano del disagio provocato dalla privatizzazione. Storie anche di vittorie, piccole e grandi. Come quelle dei movimenti della Bolivia, dell’Uruguay e dell’Ecuador, dove la pubblicizzazione dell’acqua è arrivata a essere costituzionalizzata. Leggere queste storie significa andare nel cuore di un impegno per la vita portato avanti dalla gente comune. Esse manifestano quanto quello dell’acqua debba tornare ad essere un problema popolare, e debba essere sottratto alle stanze e agli intrighi dei poteri forti e delle grandi imprese multinazionali.
Acqua:
grandi ma piccole storie
Raccontano la storia dell’acqua vista dai palazzi del potere economico e politico. L’acqua che nei consessi internazionali non si ha il coraggio di definire come diritto. L’acqua che è diventato un business sempre più grande per tante imprese proprio perché ritenuta solo un bisogno umano da consegnare al mercato. Storie sull’acqua gestita dai grandi e concessa ai piccoli solo se sono solvibili. Storie di un presunto efficientismo che invece fa aumentare le bollette e asseta il mondo. Storie di chi ha una visione miope del mondo e sfrutta il presente a discapito del futuro.
Acqua:
di tutti ma non per tutti
Una sorta di dossier, del quale ringrazio Serena Vezzini. Un saggio sulla crisi dell’acqua che è un bene comune che la terra mette a disposizione di tutti, ma che l’ingordigia e l’egoismo dei potenti e dei forti hanno reso una merce da consumarsi e sulla quale arricchirsi. Un bene di cui purtroppo tante persone, soprattutto nei paesi poveri, sono private. Ancora una volta siamo di fronte all’irrazionalità elevata a sistema. La terra ha la possibilità di dare acqua alla nostra e alle prossime generazioni. Basterebbe solo seguire i ritmi e le richieste della natura, fare politiche ambientali corrette, decidere che la terra non è nostra ma di tutti, e scegliere di conseguenza.
Acqua:
perché sia per tutti
È la parte che sollecita il nostro impegno e la nostra partecipazione. Racconta delle affermazioni e delle sconfitte nel movimento. E questo racconto diventa automaticamente un invito a tutti i nostri lettori a “mettersi – appunto – in movimento”. Sia riscoprendo il senso di fare politica dal basso, dando in questo modo anche un contributo a rinnovare la democrazia nel nostro paese; sia attraverso comportamenti virtuosi che – oltre a risparmiare acqua - diventano anche l’espressione di una nuova cultura. Più rispettosa della natura, più solidale, più capace di costruire relazioni umane e di riannodare quei legami sociali che la società mercantile tende a disgregare. Questa parte si conclude con un approfondimento di Riccardo Petrella in cui si sostiene che questo nostro secolo deve divenire il secolo del “diritto alla vita” di cui l’acqua è elemento fondante.
Una parola riguardo le foto
Abbiamo scelto di non utilizzarle come illustrazione dei diversi articoli, ma piuttosto di metterle di seguito all’interno del numero, facendo dell’insieme una sorta di reportage fotografico sull’acqua. Ogni foto può essere evocativa. Messe insieme vogliono diventare un ulteriore invito a tutti a non adattarsi, ma ad alzarsi in piedi. In nome della terra nostra madre comune, della quale l’acqua rappresenta il latte. Dalle mammelle di questa grande madre può venire, se lo vogliamo, il latte che dona vita e nutrimento per tutti.
Per concludere
I lettori di Solidarietà Internazionale sanno bene che da quando ne ho assunto la responsabilità editoriale non ho mai firmato personalmente una presa di posizione della rivista stessa, anche se spesso l’avevo stesa e scritta personalmente. Ritengo infatti che la linea editoriale e le prese di posizione che ne derivano siano responsabilità collettiva in un’avventura che mette insieme redazione, editore e staff di lavoro. Questa volta faccio un’eccezione. Non perché in questo numero questa caratteristica sia venuta meno. Anzi, questo più che mai è stato un lavoro collettivo. Faccio un’eccezione e mi firmo solo perchè questo accorgimento mi permette di ringraziare tutti ad uno ad uno per questa fatica. Grazie a Guido, presidente del Cipsi, che segue discretamente il nostro lavoro. Grazie a Nicola, infaticabile redattore che richiama spesso con decisione e dolcezza agli impegni assunti. Grazie a Cristiano che del numero è stato l’anima. Grazie alle tre Francesche (Giovannetti, Tacchia e Quartieri), a Valeria, a Tiziana, ad Andrea. E un grazie infinito ad Alessandro e a tutta l’équipe di Sezione Aurea che cura l’allestimento e la grafica di Solidarietà internazionale. Son grandi perché in tanti anni di collaborazione non si sono ancora stancati di noi.
A tutti l’augurio di una lettura “in movimento”.





