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Quell’acqua è di tutti

Una Carovana dell’acqua in Centro America

Cinzia Thomareizis

Una delle principali riserve d’acqua del pianeta condanna alla crisi idrica i poveri ed è oggetto di mega progetti di sfruttamento. Dall’8 al 22 novembre 2008 i movimenti centroamericani e italiani lanceranno una Carovana internazionale per difendere l’acqua come bene comune.

Il Centro America è una delle regioni più incontaminate della Terra ed è straordinariamente abbondante d’acqua. Possiede 120 bacini idrografici principali, pari a ben il 10,7% dei bacini del pianeta, in un’area che rappresenta appena lo 0,5% della superficie mondiale.

Un fazzoletto di terra dove fiorisce una ricchissima biodiversità, il 10-12% di tutte le specie viventi conosciute, seconda solo a quella dell’Amazzonia. Eppure, questo paradiso terrestre non garantisce il diritto alla vita dei suoi abitanti: su circa 37 milioni di centroamericani, ben il 58% della popolazione delle campagne ed il 13% delle città non ha accesso all’acqua. Con queste contraddizioni, in un contesto sociale segnato dalla distribuzione ingiusta delle risorse, il Centro America rappresenta una riserva d’acqua strategica, oltre che un corridoio necessario tra Nord e Sud America, su cui hanno da tempo messo gli occhi i grandi predatori dell’economia globale.

Al centro dell’America
Negli anni ’90 il Centro America ha subito un processo di privatizzazione dei servizi pubblici, sostenuto dalle elite locali, con l’appoggio finanziario della Banca mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Oggi accordi come il DR-CAFTA (Trattato di Libero Commercio tra Usa, Centro America e Repubblica Dominicana) ed il futuro Accordo di Associazione tra Unione europea e Centro America aprono la strada agli interessi economici nordamericani ed europei.
Dietro al DR-CAFTA, il Piano Puebla Panamà (PPP) fornisce gli strumenti giuridico-politici per lo sfruttamento e per la privatizzazione della risorsa acqua in Centro America. Ideato dai tecnocrati della Banca mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo, ha il compito di fornire l’infrastruttura necessaria al megamercato nordamericano aperto dal DR-CAFTA. Nella sua formulazione comprende uno spazio che si estende dallo Stato di Puebla, nel Sud-Est del Messico, attraversa altri 8 Stati messicani, per arrivare poi a comprendere tutti i paesi centroamericani fino a Panama. Il finanziamento complessivo si aggira intorno ai 4.400 milioni di dollari, di cui il 96,3% verrà speso per la costruzione di infrastrutture, mentre solo il restante 3,7% per lo sviluppo sostenibile e la protezione del Corridoio Biologico Mesoamericano.
Una riserva da sfruttare
L’accesso a questa straordinaria riserva biogenetica, da brevettare o semplicemente estrarre, è evidentemente uno degli obiettivi principali del PPP. Per arrivare a ciò, elemento chiave è la realizzazione di un ambizioso sistema di infrastrutture di trasporto, di corridoi commerciali e diversi canali di collegamento fra i due oceani. Inoltre, il progetto è reso ancor più appetibile da un tessuto sociale violentato ed impoverito, che garantisce manodopera a basso costo da impiegare nell’agricoltura d’esportazione e nella miriade di zone franche, destinate ad ospitare le fabbriche di assemblaggio di prodotti note come maquilas o maquiladoras, o in progetti di sfruttamento turistico intensivo.
Tutto ciò richiede ovviamente una considerevole quantità di energia elettrica. Per questo motivo, parte fondamentale del Piano è la realizzazione di un’imponente rete di produzione energetica, da approntare con urgenza. Ed un ruolo strategico essenziale è giocato dall’acqua: si prevede la costruzione di un sistema di 330 dighe su oltre 170 fiumi (ma la cifra cambia secondo le fonti) lungo l’asse Puebla-Panamá, una trasformazione geografica capace di provocare l’interruzione delle reti di sviluppo autoctono degli ecosistemi, oltre allo smembramento delle comunità indigene e contadine, le più vulnerabili a causa del rapporto di interdipendenza che le lega profondamente alla natura. Come dichiarato nel 2006 dalle organizzazioni honduregne riunite nel primo incontro nazionale per la difesa dell’acqua e dei fiumi: “L’acqua e le risorse naturali sono fonte di comunicazione, unità e identità dei diversi settori sociali e popolari che lottano per la vita e per la resistenza”.
Gli obiettivi della Carovana
Negli ultimi anni, nei diversi paesi centroamericani, associazioni, movimenti, comunità di base e popoli indigeni hanno alzato la propria voce contro lo sfruttamento della risorsa acqua con una chiamata all’azione, nazionale e internazionale, sempre più forte. Un ampio gruppo di realtà italiane - Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua, ACRA, CEVI, CIPSI, COSPE, Mani Tese, Associazione Italia-Cuscatlan, Sant’Angelo Solidale Onlus, Associazione Culturale Punto Rosso, Abruzzo Social Forum, Casa per la Pace di Milano, Legambiente, Gruppo Transcultura Donna – ha raccolto la proposta dei movimenti locali di realizzare una Carovana dell’acqua in Centro America che in 14 giorni attraversi Nicaragua, Guatemala, Honduras ed El Salvador. Si tratta di un’occasione fondamentale per dare visibilità alle lotte popolari in difesa dell’acqua che sono già in atto e per metterle in rete con il movimento italiano ed europeo. La Carovana promuoverà il diritto di accesso all’acqua e la sua gestione partecipata in quanto bene comune dell’umanità e sarà aperta alla partecipazione di organizzazioni e movimenti sociali che operano per il diritto all’acqua, di eletti degli enti locali, di politici nazionali ed europei e di giornalisti.
Gli incontri con le comunità locali impegnate a difesa dell’acqua e con i rappresentanti politici centroamericani saranno il punto di partenza per allargare l’iniziativa a livello locale e globale, con la partecipazione ai successivi appuntamenti del Forum Sociale Mondiale di Belem in Amazzonia, a gennaio 2009, e al Forum Sociale Europeo sull’Acqua di Istanbul, nel marzo 2009. Ulteriore obiettivo della Carovana è quello di favorire l’incontro e l’articolazione con le esperienze in atto nei paesi del Sud America, che attualmente si presentano più strutturate e possono contare su un clima politico più favorevole.
El Salvador e Honduras contro la “Tigre”
Avvenimento simbolo della Carovana sarà una manifestazione binazionale lungo la frontiera tra El Salvador e Honduras contro la costruzione delle mega dighe che interesserebbero il territorio dei due Stati. Ufficialmente, dei tre grandi progetti idroelettrici annunciati a più riprese dal governo Salvadoregno, “El Chaparral”, “El Cimarrón” e “El Tigre”, solo l’ultimo avrebbe carattere binazionale, con la partecipazione diretta dell’Honduras. Tuttavia i movimenti denunciano che anche la centrale idroelettrica de El Chaparral, sul bacino del fiume Torola, causerebbe lo sconfinamento del bacino in territorio honduregno ad un grado di inondazione di 255 metri sul livello del mare (dichiarato nello studio di fattibilità della diga).  Da un anno, organizzazioni sociali ed ambientaliste dei due paesi coordinano le proprie azioni contro le dighe, denunciando che complessivamente oltre 300.000 abitanti dei due paesi si vedrebbero danneggiati dalla realizzazione delle tre centrali idroelettriche. Solo la diga de El Chaparral inonderebbe una superficie di 8,5 km2 dove vivono 17.500 persone, mentre El Tigre coprirebbe addirittura un’area di 72 km2.
Questo stretto braccio di terra, ferito dalle guerre civili degli anni ‘80, dall’estrazione di risorse e dall’emigrazione di massa, non potrà sopportare nuovi colpi. Per questo è urgente camminare a fianco della società civile centroamericana, dando la massima visibilità alle sue lotte. ■
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