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Finalmente una buona notizia

Il crollo del capitalismo mondiale

Riccardo Petrella

Oggi è finalmente possibile pensare che la ricostruzione di una nuova economia del pianeta Terra e al servizio di tutti gli abitanti del mondo sia ora possibile.

È molto difficile credere si tratti di una «buona notizia». Poche persone concorderanno con questa tesi, tanto siamo stati – chi più chi meno – educati a pensare, in questi ultimi trent’anni, che il sistema capitalista di mercato è «nella natura delle cose», che non c’è una vera alternativa all’economia capitalista, o addirittura che non può esserci storia al di fuori del sistema capitalista.
Eppure, stiamo vivendo il fallimento del sistema capitalista finanziario di mercato che si è sviluppato e imposto come sistema dominante nel mondo intero a partire dagli anni settanta e che ha eliminato, in qualche anno, l’economia/Stato del Welfare, il sistema nato dopo la «grande crisi» statunitense degli anni 1929-33 e la seconda guerra mondiale.

I principi del mercato
Il sistema capitalista finanziario di mercato si è affermato sulla base di tre principi. Primo: il valore, nelle nostre società, è definito e misurato in funzione del capitale finanziario. Tutto quello che contribuisce ad aumentare il valore del capitale finanziario ha valore (il famoso ritorno sull’investimento).
Secondo: l’impresa privata è l’istituzione più adatta ad utilizzare le risorse disponibili del pianeta perché la sua ragione d’essere è creare profitto per il capitale. Da allora, tutto è diventato - ed è stato considerato - un costo per il capitale/impresa (in particolare il lavoro, lo Stato, le tasse… un costo quindi da diminuire).
Terzo: il mercato è il meccanismo più appropriato ed efficace per selezionare i prodotti e i servizi da produrre, la loro priorità, in quali settori, come, usando le risorse di quali paesi, a quali prezzi e a beneficio di chi.
Da questi tre principi, affermati e imposti come dogmi e verità «naturali», sono scaturite le «grandi tavole della legge» del capitalismo mondiale: la mercificazione di ogni forma di vita - tutto è un bene economico, tutto ha un costo commerciale; la liberalizzazione di tutti i settori di attività - che si è tradotta, tra l’altro, nella libertà di movimento dei capitali nel mondo, l’esplosione dei paradisi fiscali…; la deregulation dell’economia - lo Stato gettato alle ortiche, l’intervento dello Stato considerato come un fattore di distorsione della libera concorrenza e delle regole del mercato…; la privatizzazione di tutto ciò che può essere privatizzato: acqua, sanità, gas, energia, telecomunicazioni, banche, casse di risparmio, trasporti, sicurezza, farmacie popolari, cooperative edilizie, servizi amministrativi, servizi comunali, cimiteri, carceri…; la globalizzazione della finanza, delle imprese, del commercio, sulla scia dei fenomeni sopra citati - da qui deriva la nascita di grandi gruppi finanziari, commerciali, industriali, di media mondiali con poteri enormi, molto più forti di quelli della maggior parte degli Stati del mondo…; infine, l’obbligo della competitività in ogni campo a cui, per la propria sopravvivenza, nessuno (Stati compresi) può sfuggire.

Al servizio dei ricchi
Da una trentina di anni, almeno, il mondo - e non solo l’economia - è governato da queste «tavole della legge», ciò che ha consacrato il trionfo del sistema capitalista finanziario mondiale di mercato. Ebbene - oggi è evidente - l’applicazione di queste «leggi» in oltre trent’anni di crisi frequenti, ha portato il sistema capitalista al collasso. Il sistema capitalista ha dimostrato di essere strutturalmente instabile, rovinoso per la grande maggioranza della popolazione mondiale perché sistematicamente al servizio degli interessi dei gruppi più potenti e ricchi delle nostre società. Ha mostrato di essere distruttore delle risorse naturali del pianeta perché avido e dominatore, convinto che tutto fosse possibile grazie alla scienza e alla tecnologia. Autoritario e arrogante nei confronti della democrazia rappresentativa, dato che crede di più nella libertà/potenza autoregolatrice delle forze del capitale e del mercato - non è un caso che in questi ultimi anni i sostenitori del sistema capitalista finanziario mondiale di mercato abbiano imposto l’idea del «costo della politica».

La catastrofe climatica e il disastro alimentare
Il capitalismo finanziario mondiale di mercato ha portato alla crisi energetica, al disastro alimentare, alle catastrofe climatica, all’esclusione di miliardi di persone che stanno nelle bidonvilles. Ha riconosciuto la sua incapacità di sradicare la povertà nel mondo - oggi si contano più di 2,8 miliardi di esseri umani che «vivono» con meno di due dollari di reddito al giorno - mentre all’epoca della crescita della potenza di questo sistema, nel 1974 e poi nel 1978-1979, i gruppi dominanti avevano annunciato la promozione del Nuovo ordine economico mondiale, o Noei (secondo le «tavole della legge» già enunciate), e lo sradicamento della povertà nel 2000 grazie alle Politiche di aggiustamento strutturale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.
Attualmente, i dirigenti politici ed economici statunitensi, europei e giapponesi diffondono nell’opinione pubblica l’idea che la crisi è molto grave, ma che le fondamenta del sistema sono buone e solide: non bisogna quindi lasciarsi andare al panico, la crisi verrà risolta, è solo una questione di tempo e dipende anche dalla capacità di ognuno nel contribuire ad adottare misure per risanare il sistema ed eliminare quel che chiamano i cosiddetti «elementi tossici» che si sono sviluppati in seno al sistema (soprattutto ai fondi comuni di investimento e ai prodotti derivati). Secondo questi dirigenti, i rimedi che permetteranno di superare la crisi sono di tre tipi: ristabilire alcune regole (siamo andati oltre, dicono, nella liberalizzazione e nella deregulation), mettere in opera controlli più severi perché le autorità monetarie e finanziarie, dicono, sono state troppo lassiste e hanno lasciato alle società private di revisori compiti che dovevano essere loro prerogativa…, adottare misure di informazione e di trasparenza che possano ristabilire la fiducia nel sistema.

Dirigenti cinici e irresponsabili
Così facendo, questi dirigenti si dimostrano ignoranti (cosa poco probabile) oppure ipocriti/cinici - sanno quello che sta succedendo ma non osano confessare il fallimento del sistema che hanno instaurato e imposto al mondo -, o ancora irresponsabili - cercano di scaricare sugli «altri» la responsabilità della perpetuazione della crisi globale della società che segna oramai il primo decennio del ventunesimo secolo.
Il capitalismo finanziario mondiale di mercato aveva promesso benessere, pace, libertà, democrazia, giustizia per tutti e dovunque. Ha invece prodotto e alimentato impoverimento, miseria, violenze, insicurezza, guerre, odio, ingiustizia. Crollando, ha mostrato la sua incapacità di governare il mondo… ci lascia in eredità una società-mondo che deve fondamentalmente re-imparare il vivere insieme, la giustizia, la libertà per tutti.
A breve e medio termine, la priorità deve essere data alla convocazione d’urgenza di un «consiglio della sicurezza mondiale» - sorta di conferenza mondiale degli Stati del mondo – per la definizione e la promozione di una nuova architettura economico-finanziaria e politica del pianeta. Bisogna inventare una nuova architettura dell’economia mondiale. Per ora, tocca agli Stati più direttamente coinvolti adottare, su basi concordate a livello internazionale, misure urgenti destinate ad evitare la socializzazione delle perdite a carico delle popolazioni più deboli del pianeta, ad eliminare l’indipendenza politica della Banca centrale europea e l’autonomia politica della Federal Reserve e delle altre banche centrali, a ristabilire un controllo nazionale ed internazionale sui movimenti di capitali, a sradicare i mercati speculativi e i paradisi fiscali, a regolare in modo stretto il mercato delle valute (tassi di cambio), a sostituire le società private di revisione dei conti con un sistema pubblico trasparente di valutazione e di certificazione.
La «buona notizia» è che la ri-costruzione di una nuova economia sulla scala del pianeta Terra e al servizio di tutti gli abitanti del mondo è ora possibile. ■
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