Intanto nelle città si sperimentano le ronde e torna la voglia di farsi giustizia da soli. Già alcuni anni fa, con una legge apposita, si sono allentate le maglie per ottenere il porto d’armi e si sono ampliati i limiti della legittima difesa. Ma la paura è continuata e continua. In una sorta di rincorsa tra destra e sinistra su chi si inventa l’ultima, la millesima soluzione. Che poi, alla fine, si rivelerà inutile. Riuscirà a reprimere i più deboli, ma non risolverà la questione.
Anche perché il nodo del problema è altrove. È in questa società che si sta sempre più sfilacciando, dove non ci si fida più gli uni degli altri. Dove si sono persi i rapporti e le relazioni di vicinato. Dove fin da bambini si è educati a vedere gli altri non come fratelli o sorelle o partner, ma come concorrenti. Proviamo a pensare: che sicurezza può esserci per chi si chiude sempre nella sua torre d’avorio a difendere se stesso e i propri beni, con l’idea che gli altri, tutti gli altri, siano dei concorrenti e potenzialmente dei nemici? Può esserci sicurezza possibile laddove non ci si saluta più neanche tra vicini di casa? Ricordo che, quando ero bambino, i miei zii che abitavano in campagna, non avevano neanche la serratura nella porta di casa. Era talmente ovvio che i vicini non sarebbero andati a rubare nulla (forse anche perché c’era ben poco da rubare) e che gli stessi vicini, se si fosse avvicinato qualche malintenzionato avrebbero vegliato loro stessi sulla casa: così come i miei zii avrebbero vegliato sulla casa dei vicini. Altri tempi, certo. Ed altri luoghi. Ma tutto nasce nel momento in cui si perde la fiducia dell’altro. Quando anche le persone a cui si vive accanto sono viste come concorrenti e nemiche.
Certo la sicurezza passa attraverso diverse strade. Anche quella della repressione del crimine e della certezza della pena. Ma ogni nuova forma di repressione e di chiusura non raggiungerà lo scopo se non si metteranno in atto anche politiche che favoriscano l’integrazione, le relazioni, il dialogo e la fiducia reciproca. Altrimenti dovremo ridurci, come già facciamo, a chiuderci in casa mettendo porte blindate. Staremo nella nostra cassaforte. Soli. Lontani da tutti. Sicuri soltanto perché gli altri sono messi fuori. Non è certo questa la prospettiva più felice. ■
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