Approfondimenti
Sierra Leone: non ne potevamo più della guerra
Maria Kamara
È stata la guerra dei diamanti, ma la quasi totalità degli abitanti del paese non ne ha mai visto uno. Oggi riprende la strada della riconciliazione e della democrazia. I vecchi guerriglieri hanno consegnato le armi. Si sono celebrate le elezioni. Il paese ricomincia a sperare.
Il mio paese ha conosciuto undici anni di guerra brutale. Un vero e proprio inferno per la popolazione. La Sierra Leone si trova sulla costa occidentale dell’Africa. La capitale è stata fondata dagli schiavi liberati, provenienti dai paesi dove la schiavitù era stata abolita. Ecco perché si chiama Freetown: città libera. Libera per tutti. Siamo stati colonia inglese fino al 1961, anno dell’indipendenza.Parliamo inglese come lingua ufficiale e una sorta di inglese chiamato krio. La maggior parte della popolazione svolge attività di agricoltura di sussistenza, ma esportiamo anche moltissime risorse minerarie: bauxite, ferro, rutile e, soprattutto, diamanti.
I partiti politici principali sono due: il Partito del Popolo della Sierra Leone (Sierra Leone People’s Party) e l’Apc (All People’s Congress). Perseguono gli stessi obiettivi, ma hanno maggioranze diverse di sostenitori a seconda delle zone del paese.
Veniamo da una guerra spaventosa
Gli eventi principali della recente storia sono il golpe militare nel 1992, le prime elezioni multipartitiche nel 1996 e la guerra civile, dal 1991 al 2002, durante la quale il Revolutionary United Front (RUF), comandato da Fonday Sankoh, ha attaccato il governo con un esercito di ribelli. La causa principale degli scontri è stata la lotta per il controllo delle numerose miniere di diamanti. In vita mia io non ne ho mai visto neanche uno. L’unico diamante che ho visto è stato nei film.La guerra civile ha provocato sofferenze enormi al popolo. Quando è finita, la Sierra Leone era praticamente uno Stato senza persone. Molti avvenimenti accaduti durante la guerra hanno dimostrato l’ampiezza delle sue atrocità. Le statistiche indicano che 150 mila persone, per la maggior parte civili innocenti, sono state uccise nel suo corso. Più di 10 mila sono state amputate. Oggi, nelle strade di Freetown, si possono vedere persone della mia, o di qualunque età, con entrambe le braccia o le gambe amputate o con segni di amputazioni meno gravi, ma comunque terribili.
La guerra ha costretto all’esodo o all’esilio circa la metà dei quattro milioni e mezzo di cittadini della Sierra Leone. Nel corso del suo svolgimento si è verificata un’eclisse totale dell’autorità statale e di ogni forma di legge e ordine. La polizia, ad esempio, non era più presente anzi, era costretta a lottare per la sua stessa esistenza. Le istituzioni civili sono state devastate e le banche saccheggiate per sovvenzionare le milizie ribelli con i soldi rubati. Abbiamo subito l’imposizione di una devastante violenza. Niente altro. Continui crimini sono stati commessi sulle donne, costrette a seguire i militari e ridotte in schiavitù sessuale. Il paese ha visto tutte le sue pratiche religiose dissacrate. I capi dei tribunali sono stati deposti e, spesso, impiccati pubblicamente. Questa lista di fatti non è certo esauriente, è soltanto un breve elenco per dare una vaga idea di ciò che noi, popolo delle Sierra Leone, abbiamo sofferto nel corso della guerra civile.
Non ne potevamo più della guerra, volevamo iniziare una nuova vita, dopo essere passati attraverso queste esperienze durate oltre dieci anni. La maggioranza dei soldati progettò di saccheggiare la campagna. Non poteva però trarne un beneficio diretto, perché ciò che saccheggiava doveva essere consegnato ai comandanti e lo stesso sarebbe accaduto anche per le risorse minerarie: i soldati si sono resi conto allora che stavano progettando di rovinare l’economia del paese senza migliorare la propria vita.
È la gente che ha voluto la pace
I ribelli, alla fine, hanno scelto la pace. Una decisione che è stata resa possibile dall’atteggiamento risoluto della popolazione civile. La gente dichiarava che non avrebbe mai più permesso di essere governata da dittatori. Voleva vivere in una democrazia. Si sono poste così le premesse per la pace. Era necessario, allora, mettere in moto istituzioni che potessero assicurarla.A questo fine, abbiamo istituito la Commissione nazionale per il disarmo, che ha congedato 75 mila combattenti, ognuno dei quali ha ricevuto cento dollari in cambio della consegna delle munizioni o di qualunque tipo di arma utilizzata durante la guerra. Un premio del genere li ha convinti e ha favorito la consegna delle armi. La maggior parte dei soldati in seguito ha partecipato a corsi di formazione professionale, soprattutto, nel settore agricolo. Ci tenevano molto a questo. Sono state create istituzioni apposite per formarli e insegnare loro i saperi necessari per poter vivere dei prodotti agricoli. Alcuni di loro hanno frequentato le scuole primarie e secondarie. Si è promosso così un importante processo di scolarizzazione. Non va dimenticato che in Sierra Leone uno dei fenomeni più gravi, che hanno caratterizzato l’atrocità della guerra che abbiamo vissuto, è stato quello dei bambini e delle bambine soldato. Di qui la necessità di un cammino di reinserimento di questa massa di minori nel corpo sociale, attraverso momenti ad hoc di cure psicologiche, formazione ed istruzione.
Questi programmi sono stati indicati e accettati come una delle azioni più positive tra quelle attivate in Africa dopo un conflitto. Tutto ciò comportava però il decentramento delle attività amministrative.
Una delle cause della guerra civile è stata l’alta centralizzazione delle attività governative. Tutto era concentrato a Freetown, con il risultato che i funzionari erano inefficienti e la corruzione all’ordine del giorno. Il governo non funzionava più. Si è così pensato che una sola istituzione, ma ramificata nelle realtà locali, potesse assicurare un buon governo. Per la prima volta, dopo trent’anni, il popolo ha partecipato alle elezioni dei consiglieri rappresentanti i loro interessi nei consigli locali. Questo sistema ha permesso di continuare a mantenere e rafforzare la pace.
È stata pertanto istituita la Commissione nazionale per le elezioni, con il mandato di indirle e, tra agosto e settembre 2007, in Sierra Leone si è votato per eleggere Parlamento e Presidente, sotto il controllo di osservatori nazionali e internazionali, inclusa l’Unione europea.
La Commissione per le elezioni è stata diretta da una donna, lontana dall’accettare compromessi e decisa a seguire l’indicazione della volontà popolare. Un netto cambiamento e il rovesciamento della situazione esistente. Questo voto ha dimostrato con grande chiarezza la volontà di voltare le spalle a guerre, violenze e atrocità che avevano messo in ginocchio il nostro paese.
Un percorso di riconciliazione
Un’altra istituzione di notevole importanza nel mantenimento e accrescimento della pace è rappresentata dalla Commissione per la verità e la riconciliazione, istituita tramite una legge del Parlamento.All’interno di questo organo si sono definiti i percorsi per la riconciliazione e i meccanismi di risoluzione dei conflitti, attraverso il racconto e le testimonianze della storia della guerra. La Commissione per la verità e la riconciliazione aveva un’altra funzione, quella di archivio storico. In trent’anni di guerra c’erano stati carnefici e vittime. Volevamo che i criminali confessassero, chiedessero perdono, dichiarassero apertamente: “Sono entrato in una casa, ho amputato qualcuno, adesso chiedo il vostro perdono: voglio essere riabilitato”.
È questa la cosa meravigliosa che stiamo vivendo in Sierra Leone e una delle cose meravigliose che solo l’Africa è capace di inventare. Anche se una persona ha commesso atrocità spaventose, deve avere la possibilità di essere reintegrata nella comunità. Abbiamo così attivato anche meccanismi di giustizia tradizionale che consistono nella narrazione del crimine, nella confessione e nel perdono.
Una Corte speciale di giustizia deve giudicare detenuti accusati di violazione della Convenzione di Ginevra per i reati di assassinio, stupro, atti terroristici, saccheggio, schiavitù sessuale e così via.
Otto persone, fra le quali Charles Taylor, l’ex Presidente della Liberia, sono ancora imprigionate. È un messaggio molto netto. Indipendentemente da quanto uno può essere potente, la legge è più importante. E, in Sierra Leone, un tribunale ha accusato e incriminato un Presidente.
I tribunali sono molto importanti nella nostra società, al fine di assicurare l’esistenza di un equilibrio. Noi vogliamo la riconciliazione, ma vogliamo anche perseguire chi si è macchiato degli orribili crimini commessi durante la guerra civile: questo è il mandato del tribunale speciale.
La libertà di stampa
Gli abitanti del mio paese hanno voluto con decisione la nascita della democrazia, un governo pronto a garantire loro i diritti individuali, l’indipendenza del sistema giudiziario e le libertà fondamentali. Da quella volontà è nata una società civile molto forte. È stata garantita la libertà di stampa. Intanto le politiche del governo migliorano e il settore della sicurezza è stato smantellato e ricostruito con più professionalità grazie all’aiuto delle Nazioni Unite.Dopo questa orribile guerra ci stiamo avviando verso uno Stato democratico, dove nasce e si sviluppa la libertà. Quella libertà che dà il nome alla capitale del nostro paese e che ora tutti i cittadini sono determinati a mantenere e approfondire.
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