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L’Africa che danza la vita

Ci sono tante Afriche. Non solo quella che sta a Nord del Sahara e quella che sta a Sud di questo immenso deserto. Anche all’interno dell’Africa sub-sahariana ci sono tante realtà differenti. Che vanno accolte, conosciute, rispettate nella loro diversità. Siamo troppo abituati a fare di ogni erba un fascio e proprio noi, che viviamo nell’Italia dei mille campanili, non siamo capaci di apprezzare questa varietà.
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Persone: Africa, società civile, cambiamento

Settanta sagome di africani entreranno, attraverso Chiama l’Africa e il Cipsi, nelle piazze delle nostre città. Si tratta di persone reali di diverse parti del continente africano che hanno accettato di essere fotografate e di comunicare in questo modo la loro esperienza. Le persone coinvolte sono di diversa estrazione sociale ed esercitano lavori diversi. Si va dal contadino, alla donna che vende al mercato, ai giornalisti, a chi lavora nel pubblico impiego, fino ai professori universitari. Le loro sagome ad altezza di uomo entreranno nelle nostre piazze per mettersi in comunicazione con noi. In mezzo a queste sagome di persone africane ce ne saranno alcune autospecchianti, in modo che chi cammina per la piazza si senta egli stesso parte del gruppo, inserito in questo squarcio di umanità.
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Ci ha insegnato ad amare l’Africa

OMAGGIO A JOSEPH KI-ZERBO

Vogliamo partire di qui. Dal ricordo di una “persona” che ci ha insegnato a capire il continente africano e che è stato all’origine di un incontro nuovo con l’Africa. Era presente a Firenze, quando, in Piazza della Repubblica, abbiamo iniziato il giro delle piazze d’Italia con tre TIR attrezzati che avevano un unico tema: L’AFRICA PUÒ. Con lui abbiamo scoperto che l’Africa non ha bisogno di aiuti, ma reclama la propria dignità. Domanda di essere ascoltata, di entrare nell’agenda del mondo. Rivendica la propria diversità e le proprie radici.
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Dalla storia le nostre radici

Joseph Ki-Zerbo

Per ricordare la figura di Joseph Ki-Zerbo pubblichiamo un suo intervento fatto all’Università di Roma. In esso ci pare sia riassunto il suo pensiero che poggia su una convinzione di fondo: per poter costruire il proprio futuro umano occorre riappropriarsi del proprio passato. L’Africa ha una lunga storia, troppo spesso ignorata. Anche perché è in Africa che ha avuto inizio la storia dell’umanità. A seguire un suo ricordo a cura della moglie Jaqueline.

Mi piace considerare l’Africa come un discorso, perché questo mi ricorda la forza, l’energia, la ricchezza che sono nella parola creatrice, nel verbo. E se l’Africa è come un discorso che è stato scritto dai nostri antenati, dobbiamo sapere che la storia non è terminata, che il discorso va proseguito.

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Sei in: Home page / Anno XIX / n. 03 Mar. 2008