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Puerto Rico, colonia del encanto

a cura di Leonardo Lucarelli

Del Portorico sappiamo davvero molto poco, a parte Jennifer Lopez, Ricky Martin, le cinque vittorie di miss Universo e i personaggi di alcuni film americani. Eppure questa isola (la più piccola delle Grandi Antille, con una superficie meno della metà della Sardegna) è esempio perfetto di un luogo in cui i muri tra le culture restano imponenti, pur con influenze e ingerenze continue che hanno creato (e continuano a creare) una realtà sociale e politica unica.
Io sono stato da poco in Portorico. L’ingresso nell’isola caraibica è a tutti gli effetti legali un ingresso negli Stati Uniti, e per entrare negli States è necessario il passaporto elettronico. E anche se sulle targhe delle automobili c’è scritto “Portorico: Isla del Encanto”, quando arrivi in passaporto leggi “welcome to the United States”. Il paese è un Commonwealth, la dicitura esatta è Estado Libre Asociado. Che cosa vuol dire? Per i portoricani, cosa significa?
Il sistema legale portoricano fa riferimento a due ordinamenti giuridici: Civil Law e Common Law. Il governatore e i legislatori sono eletti tramite voto popolare ogni quattro anni. I membri del ramo giudiziario vengono nominati dal governatore e approvati dal Senato. Il governatore è Anìbal Acevedo Vilà, ma l’attuale capo di stato è George Bush. La scelta di orientarsi verso l’identità politica di Commonwealth fu presa tramite un referendum, nel 1951. Il 4 febbraio 1952 venne approvata la Risoluzione 22, nella quale, per rappresentare l’accordo politico tra Portorico e Stati Uniti, si scelse il termine inglese Commonwealth, da intendersi con la realtà di uno stato legato tramite un accordo o un trattato a un altro sistema politico. Non esiste una parola spagnola che definisca lo stesso concetto, si optò quindi per “Stato Libero Associato” (ispirandosi forse allo Stato Libero Irlandese). In qualità di Stato Libero Associato, Portorico beneficia di alcuni aspetti legislativi degli Stati Uniti e possiede un grado di autonomia simile a quello di uno stato federale dell’unione, tuttavia non è rappresentato nel Congresso americano e non ha nemmeno un elettore nel Collegio Elettorale Statunitense; di conseguenza, i cittadini portoricani non possono partecipare direttamente alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, nonostante i partiti politici abbiano la possibilità, come per gli Stati federali, di avere delle delegazioni per la nomina di entrambi i partiti maggioritari nazionali. In questo periodo di primarie americane è un argomento di cui si discute spesso sull’isola, ed il malcontento emerge più chiaramente. Se da un lato i residenti sull’isola non pagano le tasse federali sul reddito, dall’altro tutta la rete commerciale d’importazione ed esportazione è controllata e pesantemente tassata dagli Stati Uniti. Inoltre, i portoricani pagano al governo americano un’imposta federale sui ruoli paga (che influenza quindi i dipendenti con un basso reddito salariale) e le tasse sulla sicurezza sociale e quelle federali, escluso il reddito. Nonostante ciò alla popolazione viene negato il diritto ad usufruire di molti programmi federali. Basti pensare che Portorico è escluso dal Supplemental Security Income (SSI) o che per il programma Medicaid riceve meno del 15% dei fondi che riceverebbe se fosse stato federale. Inoltre, per quanto concerne il programma Medicare, Porto Rico riceve benefici solo parziali, pur pagando la quota intera del servizio. I portoricani, infine, essendo considerati legalmente cittadini statunitensi, sono soggetti al servizio militare della U.S. Army e alla maggior parte delle leggi federali (guarda caso questa particolare posizione nei confronti dell’esercito Usa fu istituita nel 1917, durante la prima guerra mondiale). È dagli anni ’60 che la politica portoricana è dominata dalla questione della posizione nei confronti degli Stati Uniti. Il paese è combattuto da profonde spaccature ideologiche, rappresentate dai tre principali partiti politici, i quali si dividono tra la situazione attuale e altri due possibili futuri scenari politici: il Partito Popolare Democratico (PPD) cerca di mantenere e di rinforzare l’attuale situazione, il Nuovo Partito Progressista (PNP) vuole incorporare totalmente Portorico agli Stati Uniti, come cinquantunesimo stato federale, mentre il Partito Indipendentista Portoricano (PIP) auspica la totale indipendenza nazionale. I leader dei partiti, per avere pari opportunità, fecero numerose pressioni negli anni dal 1898 al 1960 fino ad ottenere, nel 1967, ciò che volevano. In quell’anno l’Assemblea Legislativa, per conoscere gli interessi politici dei portoricani, decretò un plebiscito dove si poteva votare per lo stato politico del paese; questo plebiscito fu il primo della storia della legislatura portoricana in cui erano proposte le tre scelte. La maggioranza (esigua) confermò il desiderio di rimanere un Commonwealth e lo stesso risultato si ebbe con le successive votazioni, nei referendum del 1993 e 1998. Ma dietro queste scelte c’è una storia da conoscere.
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