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I numeri che parlano

A colloquio con Leopoldo Rebellato di Incontro fra i popoli

 

Tiziana Miglino e Cristiano Colombi

“Dare onestamente quello che si è. Loro prendono da noi il meglio di noi e nello stesso tempo il meglio di loro entrerà in noi e ci cambierà, ci migliorerà”: è lo stile che guida Incontro fra i Popoli e che richiede un profondo cambio di mentalità anche in Italia.

Incontro fra i Popoli è nata a Padova nel 1990, da un gruppo di operatori del commercio equo e solidale, perché i partner del Sud del mondo che fornivano i prodotti chiedevano un sostegno anche per progetti non di produzione. All’associazione venne dato il nome di “Tortuga Progetti”, ma poiché nessuno aveva esperienza di gestione di un’associazione di cooperazione internazionale, gli stessi soci fondatori si rivolsero a Leopoldo Rebellato, da poco rientrato dall’Africa dopo sei anni di volontariato. Da quel momento è iniziato un lungo cammino comune. Nel 1993 l’associazione ha assunto il nome di Incontro fra i Popoli (IfP) e due anni più tardi ha preso la fisionomia che si è mantenuta finora.
Abbiamo incontrato Leopoldo per farci raccontare questa storia e conoscere più da vicino la loro esperienza di cooperazione internazionale. “In quei primi anni i soci erano animati da molta buona volontà, ma non avevano la percezione di come aiutare i poveri”, ricorda Leopoldo. “Noi siamo partiti subito da un’ottica di pari dignità e pari soggettività con coloro che avremmo dovuto ‘aiutare’, perchè così avevamo imparato ad essere quando vivevamo io e mia moglie in Africa”. Gli altri popoli con i quali ci si rapporta, sono soggetti della loro storia, non oggetti di aiuto. Qualsiasi popolo ha bisogno non di aiuto, ma di scambio reciproco: io do e loro hanno da dare. “Se parti con quest’idea, quando vai in Africa non vai ad aiutare gli africani, ma vai a rapportarti ad un’altra società e dai il tuo contributo di europeo, di italiano, di veneto… Dare onestamente quello che si è, e lasciarsi prendere quello che abbiamo di diverso da loro. L’effetto sarà che loro prendono da noi il meglio e nello stesso tempo il meglio di loro entrerà in noi e ci cambierà, ci migliorerà”.
Questi valori, maturati nell’esperienza di Incontro fra i Popoli, cioè fatti propri dai soci che mano a mano davano corpo all’associazione, sono stati tradotti in stile di lavoro, metodologia di cooperazione sia con gli altri popoli, che di animazione in Italia. Sono innanzitutto le espressioni della società civile del paese interessato, Ong o gruppi o comitati di villaggio, che elaborano i loro progetti di ‘sviluppo’. Li sottopongono poi ad Incontro fra i Popoli, che a sua volta esprime liberamente le sue idee in proposito e le sue critiche, che dà il suo apporto di confronto con esperienze già vissute da altri popoli, da altre comunità. Ne risulta un percorso di crescita magari diverso e comunque migliore di quanto la stessa gente aveva pensato all’inizio e certo non fatto con gli schemi mentali di noi italiani che ci affianchiamo a loro per ‘aiutarli’. In questo modo, insieme, si costruiscono percorsi di crescita reciproca.
“Per noi, spiega Rebellato, è anche il recupero di un bambino dalla strada, che può essere accompagnato nel suo percorso di studio fino all’università grazie ad una famiglia in Italia che se ne fa carico. Lo chiamiamo Sostegno a Distanza. Come pure è l’intervento con un milione di euro che permette nell’arco di dieci anni di far nascere una quindicina di cooperative femminili da circa 200 donne ognuna nell’Est del Congo o 150 cooperative rurali nel Nord del Camerun, cooperative di giovani e di donne che si mettono insieme per migliorare le proprie condizioni di vita. Ma io non amo il termine, quanto piuttosto quello ‘partner’”.
“Che poi ‘partner’ per Incontro fra i Popoli - continua Rebellato - non significa reperire sul posto persone e strutture locali che eseguono il ‘nostro ’, come succede per la maggior parte dei progetti delle Ong occidentali. Partner sono persone ed istituzioni del posto che noi arriviamo a conoscere e selezionare per vari canali, con le quali si stabiliscono rapporti di amicizia e fiducia totale, affinando assieme sia la concezione di crescita, cioè ‘sviluppo’della popolazione, sia i modi per rendere questa crescita concreta”.
Questa diversa filosofia e metodologia di cooperazione internazionale, in Italia ha fatto da calamita a tante persone desiderose di un rapporto alternativo con il cosiddetto ‘Terzo Mondo’ e dai paesi del Sud del mondo sono aumentate le domande di partenariato. Così l’associazione è cresciuta numericamente e si è espansa geograficamente. Ora Incontro fra i Popoli ha sedi a Padova, Cittadella e Bassano del Grappa, antenne territoriali a Milano, Torino, Beius in Romania, Bukavu e Kinshasa in Congo e partner in Camerun, Ciad, Niger, Congo, R. D. Congo, Senegal, Romania, Sri Lanka e Nepal.

 

L’esperienza del Congo
Per capire il livello di coinvolgimento dei partner nella gestione dei progetti, Leopoldo ci fa l’esempio della loro ultima esperienza proprio in Congo. Solo ora, dopo due anni di viaggi dal Congo all’Italia e viceversa, e dopo un intenso dialogo via mail, sta prendendo forma di una domanda della gente rurale, quella di imparare a sfruttare le zone umide del bacino del fiume Congo con la piscicoltura. Ognuno dei dieci partner coinvolti, perchè si parla di una zona più grande della stessa Italia, ha preparato il suo piccolo, coinvolgendo le cooperative informali esistenti nel suo territorio.
I rapporti di IfP con alcuni partner sono ormai ventennali, da quando Leopoldo lavorava in Africa, ma alcuni si creano ancor oggi. “Da noi si dice che una ciliegia tira l’altra”, racconta Rebellato. “Una volta ad esempio ero a Bukavu con un mio grande amico partner. In un momento di pausa, mi invitò a conoscere un prete di lì. ‘Fidati di lui , mi disse, perchè è un prete in gamba’. Effettivamente quel sacerdote congolese era un vulcano ‘sociale’. Grazie a questo incontro abbiamo aperto canali di splendido partenariato con un’altra decina di Ong locali, con ciascuna delle quali abbiamo già realizzato almeno un’iniziativa cofinanziata dall’Unione europea”.
La capacità Incontro fra i Popoli di incontrare le realtà locali e di elaborare progetti insieme a loro, ha portato anche a trovare soluzioni innovative, perfino geniali, come nel caso dei mini acquedotti a carosello in Camerun. L’idea del partner locale era di fornire acqua alle scuole, per la maggior parte sprovviste. Si pensò inizialmente a dei pozzi, ma i pozzi riempiono un secchio alla volta. Allora la scelta cadde sui mini acquedotti, che hanno un sistema più complesso (trivellazione, pozzo, serbatoio, tubature e rubinetti), ma soprattutto hanno bisogno di energia per riempire il serbatoio. Si pensò ai pannelli solari, ma non era fattibile per gli altissimi costi. Prevedere dei generatori non era il caso, perché consumano gasolio costoso più che mai e comunque sono difficilmente riparabili in loco. Allora si pensò di utilizzare la forza animale, in quel caso gli asini, che però chi li ha li utilizza per lavorare. “Non restavano che i bambini, gli alunni stessi. Tramite una giostrina di quelle girevoli, proprio gli alunni potevano riempire il serbatoio di acqua. Bello: dotare le scuole di un mini parco giochi e far sgorgare l’acqua dal gioco dei bambini”. Incontro fra i Popoli trovò chi si rese disponibile a concepire una tale giostra a carosello: l’associazione “Ingegneria senza Frontiere” assieme all’Università di Padova. Due istituti superiori di Padova, il Bernardi e il Duca degli Abruzzi stanno ora realizzando il prototipo di questo ‘carosello’. A fine marzo un ingegnere andrà a vivere qualche mese in Camerun per trasferire ad un’equipe di camerunesi questa nuova ‘abilità’, tecnici locali di alto livello che alla fine costituiranno un’impresa pronta a costruire acquedotti a carosello sul territorio nazionale camerunese.
L’altro pilastro su cui si fonda IfP è l’opera culturale di educazione, formazione e informazione in Italia, perché “i popoli del Sud vivono situazioni di disagio a cui tutti abbiamo contribuito e contribuiamo oggi”. Quindi l’animazione e la sensibilizzazione sul territorio è fondamentale. “Ciò non vuol dire andare nelle scuole a mostrare le foto dei viaggi per tirare su un po’ di soldi per ‘i bambini poveri’, quanto piuttosto far scoprire e comprendere le ingiustizie che ci sono fra i popoli, i diritti negati, l’acqua che non c’è, e quanto i popoli emarginati fanno per uscire da queste situazioni che li attanagliano”. Su questo Incontro fra i Popoli ha maturato negli anni una grande esperienza: 70 proposte, strutturate in 30 percorsi di formazione. Attualmente Incontro fra i Popoli agisce in 90 scuole ed una trentina di gruppi. I canali sono stati trovati e mantenuti dall’inizio degli anni ’90, in quanto era obbligo degli insegnanti fare dei corsi di aggiornamento per ottenere punteggio. Leopoldo era insegnante e si è inserito subito nel filone. Il comune di Padova ha poi sempre apprezzato il lavoro di Incontro fra i Popoli e i professori si sono legati. Il passaparola poi ha fatto il resto. Gli animatori sono persone scelte, soprattutto persone che hanno vissuto esperienze. L’obiettivo è creare una cultura di solidarietà.
Ai giovani IfP propone anche l’anno di servizio civile nazionale ed internazionale, nonché la possibilità di stage in Congo, Camerun e Romania. C’è infine tutto il capitolo del turismo responsabile che sta aprendosi. Queste iniziative danno ad IfP molta visibilità nel territorio e la possibilità di incidere a livello decisionale e politico: infatti, se un sindaco si interessa alle proposte scolastiche o di cooperazione decentrata, allora fa lavorare anche il Consiglio Comunale e la sua Giunta. Secondo Rebellato, il contesto territoriale, anche piccolo come il Veneto, e la scelta di mantenersi radicati nel territorio, facilitano molto, perché ciò che contribuisce ad un cambio di mentalità è il rapporto interpersonale, non la sigla. “Noi siamo della filosofia del formicaio: tutti insieme facciamo da lievito per i nostri obiettivi comuni, molto più di chi sceglie di diventare agenzia”. E proprio per questa logica di rete, per poter agire sulle scelte anche a livello nazionale ed internazionale, che Incontro fra i Popoli fa parte del Cipsi, del Forum Sad, di Altreconomia e di Viaggi e Miraggi.
Quando, infine, chiediamo a Leopoldo un’opinione sulle prospettive future della sua associazione, con grande soddisfazione risponde: “Cosa si può dire di una nave che va a gonfie vele?”. Che continui ad andare a gonfie vele. 

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