Cleophas Adrien Dioma
Il filosofo ghanese Kwame Antony Appiah, nella sua lettura della contaminazione occidentale sulla cultura africana, parlava dei leaders che hanno lottato per la liberazione dell’Africa dalla colonizzazione e che provengono tutti dalla scuola occidentale. Potremo parlare di Kwame Khruma, di Patrice Lumumba, di Thomas Sankara, di Amical Cabral, e potrei citarne altri.
Tutte persone che hanno studiato non solo in scuole “afro-europee”, ma che sono anche entrati nelle università occidentali. Il contatto con l’altro qualche volta porta apertura e anche una presa di coscienza. Vorrei anche dire che purtroppo questi leaders quando non sono stati ammazzati, hanno portato gli stessi errori che vediamo nel mondo occidentale.
Uno studente ghanese che studia alla scuola inglese, che a volte parla inglese meglio di un inglese, che studia la storia inglese, quando torna a casa sua diventa quasi uno straniero. Un miscuglio. Qualcosa tra quello che era e quello che è diventato. La cosa importante non credo che sia il fatto che si veste, mangia e vive come un occidentale, siccome alla fine non l’ha veramente cercato, ma forse credo sia il fatto che abbia “dimenticato” la sua storia e la sua cultura. È lì che si crea, se vogliamo chiamarla così, la vittoria del colonizzatore: il fatto che l’africano nato nella foresta equatoriale diventa più toubab del toubab. Quando uno da piccolo impara che la sua cultura, la sua storia, non contano; quando per molto tempo vive con il complesso dell’essere africano nato nella savana, di essere “piccolo” davanti all’uomo “bianco”, il suo sogno diventa quello di diventare come lui. Frantz Fanon, medico e scrittore della Martinica, aveva scritto un libro con un titolo abbastanza chiaro: “Pelle nera, maschere bianche”, un libro che parlava della situazione dei neri africani nell’epoca della lotta contro la colonizzazione e dopo la colonizzazione. Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti.
Voglio dire anche una cosa che spesso tanta gente non capisce. Noi non imitiamo il bianco ricco, ma imitiamo il nero-toubab. Il nostro modello non è il bianco che vive e lavora da noi, da colonizzatore, ma il nostro fratello africano che dopo che ha studiato e/o vissuto in Europa torna a vivere come un toubab. È a lui che noi guardiamo. Il nero con la maschera bianca. Non per niente quando un africano comincia ad avere dei comportamenti diversi (come si veste, come riceve, i muri alti con il citofono…) noi diciamo “è diventato bianco”. (
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