Anche noi saremmo stati presi dal virus dell’antipolitica? Che strano, chi fa il politico di professione e da anni, a volte anche cambiando casacca, siede sempre sugli stessi scranni parlamentari; chi ha costruito feudi personali e familiari usando della politica e facendo leva sul clientelismo per ottenere consensi; chi, senza rubare si intende, si è arricchito con la politica percependo stipendi mensili il cui ammontare la gente comune riesce sì e no a raggranellare in un anno taccia chi si rivolta di antipolitica. Facilmente viene da rispondere che forse l’antipolitica alberga nel palazzo, mentre la politica tenta di ricostruirsi a partire dalle piazze. “Lentamente muore la democrazia”. Lo diciamo in un articolo all’interno di questo numero. Muore perché troppo spesso si è messa al servizio di pochi, dei forti, di chi conta, lasciando per strada la povera gente. Muore perché il consenso viene sempre più legato all’immagine mediatica che al piantarsi con i piedi per terra a tentare di risolvere i problemi reali della vita. Muore perché portatrice di interessi di parte e non attenta agli interessi generali. Muore, lasciando sul campo i più deboli come vittime.
Perché chi non arriva alla fine del mese con i soldi di uno stipendio che si assottiglia sempre più è facilmente pronto a seguire qualsiasi pifferaio. Perché la terra e l’ambiente ormai non reggono più questo modello energivoro di convivenza. Perché non siamo capaci di vivere e gestire umanamente la sfida e la novità dell’immigrazione. Perché, in un contesto come questo, svanisce la coesione sociale e ognuno è spinto a pensare solo a se stesso e ai propri interessi, in una sorta di corsa al “si salvi chi può”. Perché proprio per questo stiamo dimenticando di essere in una casa che si chiama mondo in cui tutti hanno diritto di vivere. Perché si è consegnato tutto al mercato, trasformando in mercanzia anche i beni comuni. La fine anticipata della legislatura lascia sul campo ancora una volta la riforma della cooperazione italiana, insieme con altre misure non prese per aumentare stipendi e pensioni e permettere così di vivere a tutti con un po’ di tranquillità.
Qualcuno ha detto che quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ancora una volta la forza contro la forza. La logica muscolare a regolare i rapporti e le relazioni. Non è a questo che vogliamo pensare. Perché questa è logica vecchia che non porta a nulla. Anche di fronte alla crisi che sta vivendo il nostro paese, pensiamo sia il tempo di rimboccarci insieme le maniche e di esserci. Non con la forza e la durezza. Ma, lasciatecelo dire, con la capacità di lottare con tenerezza. Facendo valere le ragioni e le istanze dei più deboli, di quelli che non entreranno mai nel salotti televisivi. Per questo, anche se a volte con fatica, dobbiamo esserci.
Un modo nuovo di fare politica, lontano mille miglia dall’antipolitica che troppo spesso alberga proprio dentro i palazzi del potere.
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