- La pace, la politica, la mediazione
- Alex Zanotelli: il mondo della pace sta a guardare
- Lidia Menapace: così si fa cadere il governo
- Enrico Peyretti: l’autocritica paziente della nonviolenza
- Lorenzo Scaramellini: non sono d’accordo
- A quando gli interventi nonviolenti?
- Renzo Craighero: una indignazione motivata
- Angelo Gandolfi: se questa è sinistra
- Gianni Alioti: perché sono d'accordo con Alex
Caro Lorenzo,
purtroppo non sono in grado di seguirTi. Tu scrivi: se cade questo governo, torna la destra. Perché, questa è sinistra?
Ma parliamo di argomenti politici. Il problema non mi pare tanto quello di “strategie” sul breve e medio termine. Penso alle nuove generazioni, al mondo che gli lasceremo, a cominciare dalla triste consuetudine di dare alla guerra il nome di “pace”, di considerare la parola “pacifista” come qualcosa di vergognoso, che sa di mancanza di valori quali la Patria, Dio e la famiglia e tutto quel che segue.
Tu scrivi “torna la destra”. Ma come consideri l’opportunismo come regola dominante della politica? La guerra contro i poveri cristi? Come consideri il cinismo di chi lo stesso giorno che quattro lavoratori vengono bruciati vivi sul luogo di lavoro, dopo essersene andato alla prima dell’opera lirica alla Scala, se ne va a far bisboccia con altri 800 invitati ad un “pranzo di gala” forse pagato dai cittadini di Milano, o magari addebitato come spese per l’allestimento dello spettacolo? Avendo giurato fedeltà alla Costituzione della Repubblica democratica fondata sul lavoro.
E due giorni dopo se ne va a rassicurare l’imperatore che lo spostamento di fronti di guerra ci sarà alla facciaccia dei cittadini teoricamente sovrani, sempre stando a quella Costituzione a cui ha giurato fedeltà?
Come consideri il cinismo di un latifondista che ha frequentato per 13 anni un luogo di lavoro e maturato una lauta pensione che fa la battaglia in Parlamento sulla questione dei lavori usuranti, vale a dire sulla pelle di coloro che ce la rimettono sul lavoro? E che da questa posizione riesce a “ricattare “ un Prodi con tutta probabilità ben lieto di essere “ricattato”, dovendo rispondere a chi lo sostiene?
O ad un governo che applica una sorta di “par condicio” prendendo i voti dai lavoratori e gli ordini dai padroni?
Caro Lorenzo, qui non siamo di fronte a delle semplici “mele marce”, il cesto è incominciato a marcire da tempo, e sarebbe bene che ce ne rendessimo conto.
Come giudichi un partito costruito nel modo più totalitario possibile che, sfruttando “l’antipolitica”, riduce il numero dei parlamentari in modo da rendere l’opposizione inesistente o comunque innocua?
Qui quello che è in crisi e che è la vera vittima è la coscienza. Vogliamo, per “tattica”, “strategia”, chiamala un po’ come Ti pare, essere complici del suo massacro o piuttosto non dobbiamo cercare strade diverse?
Vogliamo stare dalla parte di chi è potente e difende i propri privilegi, o dall’altra?
Non credo che ci sia più possibilità di mediazione. E ormai il governo Prodi e la “maggioranza” sono il potere. E lo esercitano nel modo più “bieco” possibile specialmente nei confronti dei loro oppositori, una cospicua parte dei quali li ha anche votati ed è stata determinante per la loro ascesa.
Ogni mediazione oggi non si chiama più così, con questa gente, ma il suo nome vero è “compromesso”.
Credo proprio che altri due anni e mezzo di governo Prodi in queste condizioni ci porterebbero in una situazione ben peggiore che quella in cui ci ha conciati la gestione del potere da parte di Berlusconi e dei suoi accoliti. E temo che ogni giorno in cui si va avanti, aumenti di qualche misura la percentuale di successo della destra e nemmeno del centrodestra. E che alla fine saremo complici anche di questo, se non poniamo in qualche modo dei paletti.
A me non pare proprio che Alex sbagli, come sostieni Tu, mi pare invece che, se non siamo noi a tenere alta la coscienza e a cercare di fare in modo che gli eletti siano “politici” e non “politicanti da McDonald’s”, non ci sia altro da fare che levare voci autorevoli come la sua.
Che mondo vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? E tutti quei poveri cristi che sono morti nella lotta di liberazione dove li lasciamo? Sono morti per i “pacchetti Treu”? O perché su un povero cristo che ti telefona per proporti un contratto telefonico ci mangino i responsabili di due agenzie che non fanno un tubo dalla mattina alla sera, anzi speculano sulla disoccupazione altrui?
E i miei nonni e tutti coloro che si sono sacrificati perché questo paese avesse una rete di servizi, dall’erogazione della luce elettrica ai collegamenti ferroviari, dalle comunicazioni telefoniche all’informazione televisiva davano allo Stato una parte dei loro risparmi perché tutto questo venisse messo in mano con finte vendite alle banche e a speculatori che non hanno mai fatto nulla nella loro vita se non i playboys o i velisti e si fanno chiamare “industriali” o “imprenditori”? Certo i miei nonni ne ricavavano anche degli “interessi”, ma forse lo spirito con cui l’hanno fatto non era soltanto per tirare su qualche soldo per integrare la pensione.
E a tutti questi come rispondiamo? Con la penosa risposta di Lidia Menapace ad Alex su “Il Manifesto” che ci è toccato leggere?
Quei poveri cristi che si sono sacrificati, lo hanno fatto perché questo paese andasse in mano alle banche?
Da qualche anno dico che in questo paese siamo al fascismo, ma non sembra che ce ne stiamo accorgendo.
Basta vedere come procede la costruzione totalitaria di un partito, che si definisce “democratico”. Perfino l’enfasi rispetto al grande risultato sulla moratoria circa la pena di morte sa di strumentale, come la difesa dell’embrione da parte della gerarchia cattolica. Difendiamo quella vita che non ha nulla di scomodo, mentre non si muove un dito per tutelare quella vera, anzi si discrimina a più non posso, in nome dell’“amore di Dio”, tanto “misericordioso” sarà lui, se esiste.
Forse quello che scrivi, caro Lorenzo, poteva essere ancora accettato nel primo anno di governo. Oggi mi pare fuori tempo massimo.
Se crediamo nella coscienza e nel futuro di questo pianeta oggi dobbiamo scegliere da che parte stare, e non è certo quella del potere, anche se questo si fa chiamare “democratico”.
L’opposizione è un dovere, lo scriveva diversi anni fa con altre parole don Lorenzo Milani, ma pare che ce ne stiamo dimenticando.
A presto.
Angelo





