Cipsi
Banner
Sei in: Home page / Anno XIX / n. 01 Gen. 2008 / Partecipazione: il potere diffuso

Partecipazione: il potere diffuso

Guido Barbera

La comprensione che la gente ha del mondo si forma e si consolida nelle relazioni interpersonali, all’interno dei piccoli gruppi sociali in cui viviamo la nostra quotidianità. La famiglia, la strada, la scuola, il quartiere, il villaggio… sono i luoghi comuni per tante di queste relazioni.

Luoghi che assumono, allo stesso tempo, una potenziale funzione politica, perchè possono ottenere vantaggi sociali impossibili al singolo individuo.
Al di fuori di questi ambiti ci accorgiamo però che il mondo è organizzato in maniera molto differente e ci troviamo ad accettare passivamente tante decisioni calate dall’alto, da una politica sempre più staccata dal cittadino. Ci troviamo di fatto sempre più esclusi, con meno possibilità di partecipare sia nei servizi sociali, che nei mercati, che nella vita politica e sociale. Conseguenza della globalizzazione, ma anche dell’apatia e del disinteresse sociale crescente. In parte, il problema è semplicemente una conseguenza pratica: molti aspetti della nostra vita attuale non sono più circoscrivibili all’ambito della sola casa o del quartiere. La complessità dei problemi, come la quantità stessa delle persone coinvolte, riducono di fatto la possibilità di relazioni interpersonali. Oggi, inoltre, con lo spirito del libero mercato, nella nostra società tutto sembra dover essere acquistato, e poco può essere ancora realizzato con quella collaborazione partecipativa e solidale all’interno della comunità, che per decenni ci ha animato e che ora forse troviamo solo in qualche sperduto villaggio africano.


La partecipazione è un elemento essenziale della crescita sociale e della convivenza comune. Una partecipazione dove le persone sono coinvolte direttamente e concretamente in profondità nei processi economici, sociali, culturali e politici che determinano le condizioni della loro vita. Una partecipazione che è anche potere. Non semplice ed insignificante consultazione, come troppo spesso siamo abituati oggi a vedere nei processi avviati dalla cosiddetta democrazia partecipativa europea. Nella vita economica: come produttore o consumatore, imprenditore o salariato. Nella vita sociale: come parte di una famiglia, di un’associazione o di un gruppo etnico. Nella vita politica: come elettore, come membro di un partito politico o aderente ad un movimento o ad un gruppo di opinione. Tante possibilità, vari ruoli, che si sovrappongono anche trasversalmente, offrendoci vari modelli e possibilità di presenza attiva che spesso si rafforzano uno con l’altro.
I fatti recenti e sempre più ripetuti di tensioni sociali legati a momenti elettorali, vedi il Pakistan ed il Kenya in queste ultime settimane, ci sottolineano come sia tutt’altro che facile raggiungere maturità e stabilità in democrazia. È necessario avere garanzia dei diritti umani per tutti, inclusa la libertà di parola e di associazione anche politica; certezza del diritto; un sistema multi partitico; elezioni libere, imparziali, tenute ad intervalli regolari e con pari diritti garantiti a tutti i partecipanti; cambiamenti non traumatici; rappresentanti eletti che rispondano pienamente del loro mandato ai loro elettori. La democrazia non si conquista in un giorno. La si può perdere in un giorno! Quando si approvano leggi che derubano i cittadini dei loro diritti e della loro libertà di scelta. Le consultazioni elettorali sono una condizione importante per la democrazia, ma non sufficienti da sole. La partecipazione politica non è solamente recarsi alle urne. È una pratica di vita. Una pratica da recuperare in tutto il mondo, anche in Italia, dove la legge elettorale in vigore, di fatto ci priva della libertà di scelta dei nostri rappresentanti e di controllo sul loro mandato.

 

La base della democrazia
La partecipazione, base della democrazia, è un fiore che fa sempre più fatica a sbocciare. Come le primule, sta spingendo sotto i potenti interessi, guidati dall’avidità di pochi, che alzano ostacoli sempre più grandi al potere politico ed economico della gente: cattiva distribuzione della ricchezza; norme sociali inadeguate; sistemi legislativi corrotti; intrallazzi e procedure burocratiche.
In questo contesto la cooperazione internazionale oggi costituisce la sede privilegiata delle relazioni a livello internazionale. Relazioni che promuovono partecipazione per costruire democrazia, non solo locale, ma internazionale, globale. Le oramai storiche Ong, che hanno segnato i decenni passati con la loro presenza ed azione nel mondo, specialmente in quelle situazioni molto spesso irraggiungibili per le istituzioni, oggi non possono più essere delle Organizzazioni Non Governative, ma piuttosto devono divenire Organizzazioni Popolari Democratiche, che rappresentano gli interessi della popolazione che in loro si ritrova, discute dei loro problemi, individua obiettivi, percorsi, azioni. Persone che si conoscono, che condividono un’esperienza. Persone impegnate a costruire il loro futuro, la loro esistenza, che non dipende da iniziative o da finanziamenti esterni, ma è radicata nella dignità e nei diritti di ogni essere umano. Non è l’opera di queste organizzazioni che può determinare la totale eliminazione della miseria dal mondo. L’apporto significativo che esse possono offrire si trova proprio nella loro capacità di offrire modelli ed esempi concreti di partecipazione popolare. Dimostrare che la miseria si può vincere, piuttosto che cercare di affrontarla da soli direttamente con grandi progetti. Incoraggiare e promuovere relazioni interpersonali locali ed internazionali per costruire partecipazione, significa rispondere con sensibilità alle esigenze delle persone e delle comunità, senza l’ambizione di assumersi direttamente il controllo della situazione. È necessario evitare il rischio di impegnarci troppo a distribuire beni e servizi, trascurando invece di incoraggiare e promuovere la partecipazione. La crescita notevole di organizzazioni, associazioni, movimenti, gruppi negli ultimi anni, in ogni paese del mondo, è un segnale forte e chiaro che la gente in tutto il mondo vuole partecipare più direttamente e concretamente alla vita sociale. Un movimento democratico che difficilmente si può fermare. Persone con maggiore cultura, maggiori redditi e maggiori possibilità, potranno chiedere con più forza la partecipazione ad ogni processo che coinvolge la loro vita. Pretendere che le istituzioni, il mercato, i politici, diano risposte alle loro esigenze. La partecipazione, oggi, è una condizione per la sopravvivenza.

Commenti
Nuovo
Nome: *
Email: *
 
Website:
Titolo:
Prima di commentare, inserisci il codice che compare in questo box.
I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

E-mail Stampa
 
Sei in: Home page / Anno XIX / n. 01 Gen. 2008 / Partecipazione: il potere diffuso