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Quei morti alle porte dell’Europa

IL RAPPORTO DI FORTRESS EUROPE

 

Gabriele del Grande

Non si ferma la strage sulle rotte dell’immigrazione clandestina: 243 vittime a dicembre, tra Grecia e Spagna. I migranti morti alle porte dell’Ue nel 2007 sono almeno 1.861. Le vittime del Mediterraneo in forte aumento. E l’Unione europea prepara una missione anti-clandestini per i Campionati europei di calcio.

Non si ferma la strage di migranti e rifugiati alle porte della Fortezza Europa. 243 morti a dicembre, 1.861 in tutto il 2007. Almeno 11.750 le vittime dal 1988.

I dati sono contenuti nell’ultimo rapporto dell’osservatorio “Fortress Europe” (http://fortresseurope.blogspot.com). Quello di dicembre è stato uno dei mesi con più vittime. Un mese iniziato col summit euro-africano di Lisbona, e proseguito con l’allargamento a Est dell’Area Schengen e con la firma dell’accordo italo-libico per il pattugliamento congiunto. Un mese finito con 243 vittime tra migranti e rifugiati, dei quali 120 nel mar Egeo, 96 sulle rotte per le Canarie, 17 lungo le coste algerine, e 10 al largo dell’isola francese di Mayotte, nell’Oceano Indiano. Un tragico bilancio, che chiude un anno, il 2007, che si lascia alle spalle almeno 1.861 morti. Erano stati 2.088 nel 2006. Difficile confrontare i dati, visto che si basano esclusivamente sulle notizie riportate dalla stampa e quindi non costituiscono cifre esaustive. Ma esaminando solo il numero delle vittime in mare, l’ultima tappa dei viaggi, i morti del 2007 sono 1.684, contro i 1.625 dello scorso anno. Il che indica un netto aumento delle vittime, dato che gli arrivi sono sensibilmente diminuiti in tutta la frontiera Sud - con l’eccezione di Malta, Cipro e Grecia – a causa delle migliaia di respingimenti in mare operati dall’agenzia comunitaria Frontex, e dalle decine di migliaia di arresti operati in tutto il Nord Africa. I morti al largo delle Canarie sono passati dai 1.035 del 2006 ai 745 del 2007, ma a fronte di un calo degli arrivi del 75%. Nel Canale di Sicilia le vittime censite da Fortress Europe sono 551 contro le 302 dello scorso anno e con una diminuzione degli arrivi del 20%. Disastrosa la situazione dell’Egeo: 257 morti censiti, contro i 73 del 2006, anche con un raddoppio del numero di migranti sbarcati sulle coste della Grecia. Ad ogni modo, attraverso le rotte di tutto il Mediterraneo e dell’Atlantico, nel corso del 2007 sono arrivate in Europa meno di 50.000 persone, ovvero meno di un terzo dei 170.000 immigrati che solo il Governo italiano ha richiesto per soddisfare il proprio fabbisogno di manodopera straniera con il decreto flussi del 2007, attraverso i recenti click days.

Turchia-Grecia: non poteva finire peggio
Sulla frontiera Turchia-Grecia, l’anno non poteva finire peggio. Nella sola notte del 10 dicembre, un naufragio al largo delle coste di Seferihisar, nella provincia di Izmir, ha fatto più morti che non durante tutto il 2006. Erano partiti in una notte di tempesta per evitare i controlli, ma la nave si è rovesciata in mare con tutti gli 85 passeggeri. Soltanto 6 i superstiti. Tra i 51 cadaveri ripescati nelle ore successive, quelli di 10 egiziani, 17 siriani e 10 palestinesi. Segno che la Turchia si conferma una rotta tanto più frequentata quanto più si restringono le altre, ad esempio quella libica. Nelle due settimane successive altri due naufragi causano 8 morti a Bodrum e 32 a Lesvos. È l’anno nero dell’Egeo. Almeno 257 vittime, contro le 73 del 2006. Almeno 885 annegati dal 1994. Ma ad aumentare sono stati anche gli arrivi. Dati ufficiali parlano di 10.000 persone sbarcate contro le 4.000 del 2006 e le 3.000 circa degli anni precedenti.
Il 17 dicembre scorso si è aperta la rotta portoghese. 23 cittadini marocchini sono sbarcati a Olhao, nel Sud del Portogallo. Mentre più a Est, si è ormai affermata la rotta algerina per le isole Baleari, parallela a quella della Sardegna. Nel 2007 gli arrivi sono impennati del 7.000%, passando dagli 8 del 2006 ai 577 dei primi undici mesi di quest’anno. L’aumento degli sbarchi corrisponde a un maggior numero di arresti in Algeria: 1.500 quest’anno, dei quali 1.485 algerini. E anche i morti aumentano. La guardia costiera algerina ha ripescato 83 cadaveri quest’anno. Lo scorso anno erano stati 73, e nel 2005 soltanto 29.

I morti nel Canale di Sicilia
Sono stati almeno 551 i migranti e rifugiati che hanno perso la vita tentando di attraversare il Canale di Sicilia nel 2007. Di questi, almeno 144 cadaveri sono stati recuperati, mentre 407 persone risultano disperse in mare. Dal 1994, nel Canale di Sicilia sono morte almeno 2.481 persone, lungo le rotte che vanno dalla Libia (da Zuwarah, Tripoli e Misratah) e dalla Tunisia (da Sousse, Chebba e Mahdia) all’isola di Malta, alle isole di Pantelleria e Lampedusa e alla costa Sud della Sicilia, ma anche dall’Egitto e dalla Turchia alla Calabria. Più della metà (1.522) sono disperse. Altri 64 giovani sono annegati navigando dall’Algeria (Annaba) alla Sardegna. Nel 2006 lo stesso osservatorio aveva censito la morte di 302 persone nel Canale di Sicilia. Difficile confrontare i dati tra il 2006 e il 2007, dal momento che si tratta di numeri non esaustivi, perché basati soltanto sulle notizie rinvenute dalla stampa. Eppure il trend è chiaramente di un aumento dei morti. Non soltanto infatti le vittime censite sono passate da 302 a 551 e il numero dei corpi recuperati da 96 a 144, ma nel frattempo gli sbarchi sono diminuiti del 20-30%.
Dall’inizio dell’anno fino al 17 settembre, i migranti arrivati sulle coste italiane sono stati 14.968, contro i 16.093 dello stesso periodo nel 2006, secondo dati del Viminale. Inoltre 1.396 persone avevano come meta la Sardegna e un migliaio la Calabria. Le vittime stanno aumentando perché si arriva su barche più piccole e quindi meno sicure (41 persone a bordo in media, secondo i dati del ministero dell’Interno, contro i 101 del 2005). Quelle stesse barche sono poi affidate alla guida dei passeggeri, che spesso non hanno esperienza di mare. Inoltre sono sempre più frequenti, stando alle testimonianze raccolte tra gli sbarcati, i casi di omissione di soccorso da parte di pescherecci e mercantili. L’8 agosto 2007, sette pescatori tunisini vennero arrestati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver sbarcato a Lampedusa 44 naufraghi a cui avevano salvato la vita. Dopo un mese di carcere sono stati rimessi in libertà. Le barche sono ancora sotto sequestro. Il processo va avanti e i sette rischiano da 1 a 15 anni di carcere. La voce si è sparsa e molti pescatori decidono di non prendere rischi.

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