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Le migrazioni fanno bene all’economia

Antonio Nanni

Chi maledice la presenza degli stranieri in Italia come fattore di impoverimento e di declino, non possiede l’alfabeto dell’economia. Tutti i centri di ricerca e i Rapporti internazionali confermano che i flussi migratori rappresentano un motore formidabile per lo sviluppo, per la crescita e per la redistribuzione globale dell’economia.

Ad esempio, il Dossier 2007 di Caritas-Migrantes ci informa che il contributo degli stranieri all’economia italiana è stato consistente perché il 6,1 per cento del Pil è stato realizzato dagli immigrati.
I lavoratori stranieri pagano in Italia quasi 1,9 miliardi di euro di tasse. È bene non dimenticarlo. Tra i lavoratori stranieri, secondo l’archivio di Unioncamere, ci sarebbero ben 141.393 imprenditori, per il 70 per cento operanti nel commercio e nelle costruzioni. Va poi considerato che il lavoro degli immigrati copre un tipo di domanda “scomoda”, che evidentemente gli italiani preferiscono lasciare ad altri: più di un quarto degli occupati stranieri lavora infatti in orari disagiati (il 19 per cento la sera, dalle 20 alle 23, il 12 per cento la notte, dopo le 23, il 15 per cento la domenica).
Bisogna inoltre considerare che gli stranieri rappresentano anche un fattore di redistribuzione della ricchezza a livello planetario.
Nel mondo infatti le rimesse superano i 300 miliardi di dollari all’anno e valgono tre volte gli aiuti allo sviluppo. Nel 2006 le rimesse spedite dagli immigrati presenti in Italia verso i loro paesi di provenienza hanno raggiunto la soglia dei 4,5 miliardi di euro. Secondo la “mappatura globale” realizzata dall’Ifad, agenzia Onu per la riduzione della povertà rurale, sono 150 milioni gli emigranti che mandano a casa parte del proprio stipendio. La situazione italiana è stata monitorata da una ricerca realizzata dalla Fondazione Cariplo.
Dallo studio emerge che un lavoratore straniero invia dall’Italia al paese di origine il 47 per cento del proprio reddito e che questi fondi sono utilizzati soprattutto per consumo ed educazione. Resta un nodo centrale, quello del costo dei trasferimenti, che in alcuni casi rappresentano il 20-25 per cento della somma inviata.

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