XXI Secolo
Guido Barbera
“Ci sono coloro che lottano per un giorno e sono buoni, ci sono coloro che lottano per un anno e sono migliori, ci sono coloro che lottano per molti anni e sono ancora migliori, poi ci sono coloro che lottano per tutta la vita: e sono indispensabili” (Bertolt Brecht). La ragione che spinge i cittadini ad emanciparsi dal potere decisionale gerarchico, è data dalla convinzione che tutti gli esseri umani sono creati uguali, dotati di pari diritti inalienabili, tra cui la vita, la libertà di decidere, il conseguimento del bene e del benessere, il progresso democratico, sociale e scientifico, l’avere relazioni vicendevoli di collaborazione e solidarietà, non di sudditanza ed impotenza. Nell’ambito di tali diritti vengono elette dal popolo delle persone di governo per un tempo limitato, le quali nell’esercizio delle loro funzioni devono rispondere direttamente ed ogni volta che è richiesto dalle leggi o dai cittadini stessi, a coloro che le eleggono. Quando un governo non assolve agli impegni assunti e al suo mandato il popolo, che è e deve rimanere sovrano in qualunque Stato, ha il diritto di sostituirlo immediatamente. Ogni volta che un governo emette leggi non corrispondenti alla volontà del popolo, questo deve avere il diritto e la possibilità di abolirle o modificarle immediatmente. Ogni volta che nuove leggi necessarie non vengono votate dal parlamento, il popolo di sua iniziativa deve poterle proporre e farle approvvare immediatamente. La democrazia, oggi, richiede strumenti moderni, che permettano di cogliere il futuro; in grado di garantire a tutti i cittadini pari dignità e il diritto di decidere con effetti vincolanti, facendo risparmiare tempo, enormi costi organizzativi e burocratici. Oggi, i cittadini, non possono dipendere solo da rappresentanti, sia pure ben disposti. Un partito non è democratico solo se denuncia gli abusi dei potenti, ma lo è soprattutto nella misura in cui sa essere tra i cittadini; sa promuovere l’iniziativa popolare; sa ascoltarne la voce, le richieste, le domande. La democrazia, per realizzarsi completamente, richiede un grande coinvolgimento e una piena partecipazione della comunità internazionale, nonché di tutti gli attori pubblici e privati, mondo economico, società civile e singoli individui. Tutti i cittadini percepiscono che c’è qualcosa che non va nel nostro mondo. Lo sentono e lo vedono nel quotidiano. Sentono che i politici sono dei bugiardi, ma difficilmente si spingono verso la ricerca di una verità. Le persone sono continuamente minacciate e ricattate sul lavoro, non si fidano di nessuno, cresce l’apatia politica. Paure ed insicurezza vengono indotte sin dai tempi scolastici attraverso una diseducazione decisa dai governi, ed i docenti si limitano ad applicare i programmi calati dall’alto. «Nella realtà, i nostri diritti di apprendere sono già circoscritti», afferma il premio nobel Robert B. Laughlin. «Sappiamo bene che l’università e in generale tutto il sistema scolastico, in apparenza fatto per distribuire il sapere, è fatto per mantenere al potere un certa classe sociale e per escludere dagli strumenti del potere tutte le altri classi» afferma Michel Foucault. La servitù moderna è una servitù volontaria, consentita dalla massa degli schiavi che strisciano sulla superficie terrestre. Comprano liberamente tutti i prodotti che li asservono ogni giorno di più. Si aggrappano spontaneamente ad un lavoro sempre più alienante, generosamente concesso soltanto se “fanno i bravi”. Scelgono loro stessi i padroni che dovranno servire. Questa è la strana modernità della nostra epoca. Contrariamente agli schiavi dell’antichità, ai servi del Medioevo o agli operai delle prime rivoluzioni industriali, oggi siamo di fronte ad una società totalmente asservita, ma che non sa di esserlo, anzi, che non vuole saperlo. Ignorano quindi la ribellione, che dovrebbe essere l’unica reazione legittima degli oppressi. Accettano senza fiatare la vita che è stata decisa per loro. La rinuncia e la rassegnazione sono le cause della loro disgrazia. Noi però abbiamo scelto di lottare, fin dall’inizio, venticinque anni fa quando le prime tre associazioni hanno deciso di dare vita al Cipsi e poi a Solidarietà internazionale. E continueremo a farlo per il resto della nostra vita, pagando di persona e come associazioni, le rivincite del potere. Spesso le nostre parole e le nostre azioni sono state scomode ed i contributi ai nostri progetti spariscono all’improvviso senza motivazioni e spiegazioni valide. Ma non per questo ci scoraggiamo e taciamo. Solidarietà internazionale continua a parlare fino all’ultima risorsa disponibile. Le nostre battaglie per difendere l’acqua come diritto e bene comune, continueranno anche se vengono ritenute sprechi di denaro da parte delle istituzioni. Noi siamo convinti che: - la vita è il bene più grande che ci è stato donato. Il primo tra tutti i diritti. Un dono ed un diritto che dobbiamo difendere con ogni mezzo nel nostro cammino quotidiano, con le nostre scelte, con la nostra partecipazione ed il nostro impegno di persone e di cittadini; - il bene comune richiama ad una responsabilità personale e collettiva, come parte di quella rete di relazioni che costituisce la polis, la civitas, la communitas; - la libertà è il presupposto essenziale per una vera responsabilità. Chi non è libero non può neppure essere responsabile. Senza libertà non si può neppure parlare di comunità; - i Diritti umani ed i Beni Comuni, esigono la centralità di una vera e propria cultura della relazione; - il concetto e la pratica della responsabilità esigono la necessità di pensare e vivere i diritti nella loro dimensione di indivisibilità, universalità e di interconnessione; - il senso di appartenenza alla medesima famiglia umana sta alla base della responsabilità nei confronti dell’ambiente che richiede una seria e diffusa azione culturale ed educativa. Questi non possono essere solo nostri ideali. Questi sono la realtà del nostro essere, della nostra civiltà e della democrazia in cui crediamo.